Dire addio al pannolino: la nostra avventura estiva da grandi!

Ed eccomi qui a raccontarvi la nostra avventurosa estate, svolta all’insegna del diventare grandi e salutare il pannolino! Ormai nano ha quasi 2 anni e mezzo ed era già da tempo che cominciava ad interessarsi a cosa succede nel bagno…soprattutto quando ci va il papà, ma tutto questo non è sufficiente per determinare se il bambino è pronto o meno a lasciare il pannolino. Come nella maggior parte delle avventure con i figli si va per tentativi, ma ci sono alcuni segnali che possono aiutarci a capire quando è il momento di provarci. Proverò a raccontarvi come è andata la nostra avventura estiva, ripercorrendo proprio i principali segnali da tenere d’occhio quando si decide di provare il grande passo…

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Come affrontare le paure dei nostri bambini

“Mamma ho paura!” frase che i genitori si sentono ripetere spesso nel corso della loro esperienza e che, il più delle volte, lascia gli adulti sospesi tra la forte tentazione di scoppiare a ridere e quella di rimproverare per l’insensatezza delle paure dei nostri piccoli. Giusto qualche sera fa, mio figlio ci ha svegliato nel cuore della notte perché era convinto che la Bestia (de La Bella e la Bestia) lo stesse osservando…abbiamo poi scoperto che il tutto era rivolto al grembiulino che aveva usato il pomeriggio per dipingere con le tempere e che, poggiato sulla sedia, assumeva sembianze per lui terrificanti. Ma come si può reagire davanti alle paure dei bambini? Come si può essere di aiuto senza sminuirli? ma, soprattutto, quando ci si deve veramente preoccupare per una paura?

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Cosa pensano i genitori del sonno dei bambini?

Sabato scorso da AMADÀ non eravamo certo da soli, nonostante la bella nevicata che stava tentando di imbiancare Milano; ci siamo quindi imbarcati in un pomeriggio in cui poter chiacchierare del sonno dei bambini a partire dalla presentazione del libro “L’Antipatico signor Sonno” (Silvia Sommariva, ed. Mondadori). Le attese erano molte, i genitori presenti già si confrontavano tra loro sulle loro esperienze e aleggiava la speranza che l’intervento della psicologa di Associazione Alice Onlus (cioè io) avrebbe risolto tutti i loro problemi a riguardo. Figuratevi la sorpresa quando ho messo in chiaro che non avrebbero ascoltato una lezione sull’argomento, ma che le risposte le avremmo tirate fuori insieme!

Mentre gli astanti, ancora un po’ sbigottiti, cominciavano già a guardarmi in cagnesco, ho sfoderato il simpatico Snoopy-cartellone e li ho esortati a scrivere su post-it di colore diverso le prime tre cose sui seguenti argomenti: “Se dico DORMIRE cosa ti viene in mente?” e “Se dico DORMIRE cosa vorresti?”. Il nostro lavoro comincia proprio da qui: dall’esperienza di vita di ogni singola famiglia e situazione.

Snoopy-cartellone

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Lo sviluppo del linguaggio nel bambino

Come tutti i genitori, ho atteso in modo quasi snervante che il mio piccolo ometto pronunciasse la sua prima parolina…poterlo sentir dire per la prima volta “mamma”, “papà” o qualsiasi altra cosa mi avrebbe e mi ha emozionato tantissimo, perché portatrice di immensi cambiamenti nel mio immaginario e nella realtà delle cose. Quando un bambino inizia a parlare inizia a relazionarsi con tutto il mondo, non che prima non lo facesse, ma parlando acquista in automatico la possibilità di esprimere le proprie idee e le proprie opinioni, rendendosi ancora più autonomo rispetto al neonato che stringevamo tra le braccia pochi mesi fa. Ma come si sviluppa il linguaggio nei bambini?

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Svezzamento o autosvezzamento?

Quando i bambini cominciano ad avvicinarsi ai 4 mesi si scatenano le fantasie di genitori, nonni e parenti vari su cosa succederebbe se il piccolo cominciasse ad assumere cibi solidi. Spesso questa fantasia viene avvalorata da leggende metropolitane sulla non sufficienza del solo latte (materno o non); ma a che età si dovrebbe, effettivamente, avviare il divezzamento? e, soprattutto, è preferibile seguire la tabella nutrizionale che passano i pediatri o è meglio lanciarsi insieme nell’avventura dell’autosvezzamento?Personalmente sono dell’idea che, a meno di particolari imposizioni date dal pediatra per motivi medici, la risposta giusta sia quella che permette ai genitori e al bambino stesso di vivere serenamente il momento della pappa, senza tramutarlo in una lotta continua dove lo scopo (o la paura) principale del genitore è il far ingurgitare cibo al bambino “perché se no non cresce” e lo scopo principale del bambino è quello di far capire al genitore che ha anche lui gusti, preferenze e difficoltà di adattamento a sapori e consistenze assolutamente nuove. Prima tra tutte il cucchiaino.

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Facciamo un disegno?

L’altra sera osservavo mio figlio (15 mesi ) alle prese con fogli di carta e pastelli a cera; la sua faccina era impegnatissima mentre pescava un colore dal barattolino, lo passava e ripassava sul foglio per poi rimetterlo via e cambiare colore. In effetti il disegno è qualcosa che compare fin da piccolissimi: inizialmente si tratta della possibilità di sperimentare la propria abilità manuale, imparando come tenere il pastello dalla parte giusta, vedendo cosa succede quando lo si passa su un foglio di carta (o sul pavimento della cameretta), ecc. Col passare del tempo, però, il disegno diventa, per i bambini, un modo per proiettare stati d’animo, i suoi bisogni, il suo mondo interiore, le sue speranze, le sue gioie, le sue sicurezze, le sue paure, le sue angoscie. Attraverso il disegno il bambino narra vicende vissute o immaginate, trasfigura la realta’, se ne impadronisce, mostra le proprie conoscenze e ragiona su di esse; è fondamentale, quindi favorire l’espressione grafica dei nostri cuccioli, lasciandoli sperimentare fin da piccolissimi con materiali e modalità adatte a loro (pastelli a cera, tempere atossiche da usare con manine e pennelli, acquarelli, matite e che più ne ha più ne metta).

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