Facciamo un disegno?

L’altra sera osservavo mio figlio (15 mesi ) alle prese con fogli di carta e pastelli a cera; la sua faccina era impegnatissima mentre pescava un colore dal barattolino, lo passava e ripassava sul foglio per poi rimetterlo via e cambiare colore. In effetti il disegno è qualcosa che compare fin da piccolissimi: inizialmente si tratta della possibilità di sperimentare la propria abilità manuale, imparando come tenere il pastello dalla parte giusta, vedendo cosa succede quando lo si passa su un foglio di carta (o sul pavimento della cameretta), ecc. Col passare del tempo, però, il disegno diventa, per i bambini, un modo per proiettare stati d’animo, i suoi bisogni, il suo mondo interiore, le sue speranze, le sue gioie, le sue sicurezze, le sue paure, le sue angoscie. Attraverso il disegno il bambino narra vicende vissute o immaginate, trasfigura la realta’, se ne impadronisce, mostra le proprie conoscenze e ragiona su di esse; è fondamentale, quindi favorire l’espressione grafica dei nostri cuccioli, lasciandoli sperimentare fin da piccolissimi con materiali e modalità adatte a loro (pastelli a cera, tempere atossiche da usare con manine e pennelli, acquarelli, matite e che più ne ha più ne metta).

Ovviamente il modo di disegnare cambia notevolmente in base all’età; gli esperti dell’infanzia hanno differenziato delle fasi specifiche, dei significati intrinsechi e dei metodi di osservazione per poter valutare anche lo sviluppo psico-fisico del bambino… Quante cose si nascondono nelle tele dei nostri piccoli Picasso!

In questo post vorrei raccontarvi quali sono le tappe principali dello sviluppo dell’abilità grafico-pittorica; in questo modo potrete individuare a che “stadio” si trova il vostro pittore preferito e rassicurarvi del fatto che se il vostro cucciolo di 2 anni non è ancora in grado di fare il ritratto della nonna è perfettamente normale. Quanto al significato e alle modalità di osservazione dei disegni, mi riservo di parlarne in un prossimo post, in modo da non creare confusione e da evitare allarmismi inutili (ogni tanto noi mamme ci lasciamo prendere un po’ dal panico, si sà!).

Lo stadio dello scarabocchio (0-4 anni)

La prima attività grafica del bambino è lo scarabocchio, vera e propria espressione corporea che coinvolge l’intero corpo. Verso il primo anno di età, lo scarabocchio consiste in semplici linee verticali, orizzontali e radiali, chiara dimostrazione di come prevalga la capacità motoria sul controllo visivo, come puro piacere funzionale. Verso i due anni compaiono i primi abbozzi geometrici, come il cerchio e l’angolo: è l’età in cui appaiono i primi scarabocchi organizzati. In questo stadio cominica ad evidenizarsi un’ attivita’ di coordinazione motoria e la vista comincia ad avere un ruolo preciso. A circa tre anni, il bambino inizia a dare un nome al proprio scarabocchio, che non rappresenta più soltanto un piacere motorio ma diventa per lui un modo di rappresentare un progetto, un’intenzione, una sensazione.

Lo stadio pre-schematico (4-7 anni)

A quattro anni il bambino perfeziona l’abilità di disegnare alcuni elementi precisi, come  la casa e il sole e inizia ad abbozzare la figura umana. L’uomo viene raffigurato, inizialmente, con un cerchio che rappresenta la testa, e due linee verticali, che significano le gambe, o il corpo, per poi riempirsi di particolari e di spessore durante la crescita. Dopo lo schema umano, compariranno graadualmente tutti gli altri oggetti. Il rapporto con lo spazio è apparentemente casuale: potrebbe sembrare che gli oggetti siano messi a caso sul foglio; in raealtà il bambino rappresenta lo spazio nel modo con cui lui ci si rapporta. In questa fase i bambini diventano sempre più bravi a rappresentare la realtà, ma è fondamentale tener presente che il disegno spontaneo (cioè quello che il bambino fa senza una richiesta specifica dei genitori o dell’insegnante) è già profondamente impregnato dalle esperienze vissute  fisicamente , con la fantasia, e dalle relazioni con l’ambiente in cui vive il bambino. L’uso del colore in questa fase è arbitrario, e quindi non naturalistico, e direttamente legato alle emozioni del bambino.

Stadio schematico (6-8 anni)

In questa fase il bambino è in grado di utilizzare degli schemi di rappresentazione dei vari oggetti che sono legatialla  sensibilità e alla consapevolezza che il bambino ha nei confronti del suo ambiente. Si verifica una convenzionalizzazione del colore per cui il cielo è sempre blu, l’erba è sempre verde e i tetti delle case sono sempre rossi. Compaiono e si stabilizzano anche i riferimenti topologici (il cielo sta sopra, l’erba sta sotto) e la possibilità di disegnare le cose non solo in visione frontale per potrer aggiungere vari particolari. Ad esempio: la casa non sarà più disegnata solo “di fronte” con un’unica facciata, la porta, le finestre e il tetto, ma comincerà ad acquisire un secondo lato, in cui poter aggiungere un finestrone dotato di balcone e poter sistemare il camino sul tetto con le tegole e il fumo che esce.

Stadio del realismo visivo (8-11 anni)

In questo stadio il disegno dei bambini perde la propria originalità grafica, perchè i disegnatori sono più interessati a rappresentare la realtà così come la vedono, piuttosto che attraverso schemi individuali e legati alla propria percezione del mondo. In questa fase è facile che i ragazzi si cimentino nel copiare altre immagini o elementi presi dal vivo. Compare la possibilità di disegnare lo spazio tridimensionale, le trasparenze e la possibilità di creare sfumature diverse di uno stesso colore.

Come si può intuire solo dalla differenziazione nei vari stadi grafici, il disegno non è solo un modo di far contente la mamma e la nonna, che si sciolgono ogni volta che il piccolo artista dispensa “tele” con mille sorrisi; ma è la possibilità di sbirciare nel mondo dei nostri figli, rappresentato esattamente come lo vedono e lo vivono di persona. Il fatto che ci sia anche la possibilità di osservare e analizzare alcuni elementi specifici per poter capire cosa provi e come stia a livello emotivo il nostro bambino, la dice lunga sulla potenza di questa apparentemente innocua pratica espressiva!

Ma questa è un’altra storia e la si dovrà narrare un’altra volta….

Guarda anche: Colori e spazio nei disegni dei bambini

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