Lo sviluppo del linguaggio nel bambino

Come tutti i genitori, ho atteso in modo quasi snervante che il mio piccolo ometto pronunciasse la sua prima parolina…poterlo sentir dire per la prima volta “mamma”, “papà” o qualsiasi altra cosa mi avrebbe e mi ha emozionato tantissimo, perché portatrice di immensi cambiamenti nel mio immaginario e nella realtà delle cose. Quando un bambino inizia a parlare inizia a relazionarsi con tutto il mondo, non che prima non lo facesse, ma parlando acquista in automatico la possibilità di esprimere le proprie idee e le proprie opinioni, rendendosi ancora più autonomo rispetto al neonato che stringevamo tra le braccia pochi mesi fa. Ma come si sviluppa il linguaggio nei bambini?

Le tappe di sviluppo

I bambini sono predisposti sin dalla nascita ad apprendere il linguaggio, grazie ai sistemi percettivi dei quali sono dotati; la fase di apprendimento inizia a tre mesi con la semplice percezione dei suoni e il riconoscimento della provenienza, arrivando ad acquisire la grammatica di base a 5 anni.
Tutto ciò è agevolato dalla rapida evoluzione dell’emisfero cerebrale sinistro fin dalla 35° settimana di vita; è bene, però, ricordare che  alla nascita è impossibile che un bambino possa riprodurre parole, per motivi prettamente anatomici.
L’acquisizione del vocabolario presenta un percorso simile in tutti i bambini, come ho sempre detto e ripetuto, tuttavia, ogni bambino è diverso! Potranno esserci bimbi particolarmente precoci o stimolati che produrranno le prime lallazioni intorno ai 5 mesi, altri più pigri o più timorosi che parleranno dopo i 2 anni. Ad ogni modo, ecco le tappe:

  • Lallazione (6 mesi): il bambino comincia ad emettere le prime sillabe e a ripeterle in serie; sebbene i suoni emessi non abbiano un significato linguistico, attraverso di essi il bambino impara a comunicare vari stati d’animo: gioia, dolore, rabbia.
    Può anche essere momento dedicato al gioco vocale quandola mamma imita i suoni emessi dal bambino e cerca di fargliene produrre di nuovi.
  • Balbettio (mam-ma; 12 mesi): il bambino inizia a comprendere che le sillabe “sparate a caso” fino ad ora sono interessanti e, se combinate tra loro, possono produrre una parola che gli adulti riconoscono e a cui reagiscono con gioia. Ecco che nascono le prime comunicazioni date con intenzione.
  • Olofrase (18 mesi): i bimbi sono degli economisti per eccellenza; se una parola mi permette di ottenere ciò che voglio, perché sforzarmi di capire il complesso funzionamento di una frase? Una parola significa un intero universo, es. Acqua vuol dire “c’è dell’acqua”, “voglio l’acqua”, “quel bambino sta bevendo l’acqua”, ecc. Sta a noi adulti capire e spingerlo ad ampliare la sua comunicazione.
  • Linguaggio telegrafico (sostantivo + verbo; 2 anni): cominciano a comparire i verbi (quasi sempre all’infinito, poi in prima persona) perché il bambino ha capito che solo il nome di un oggetto non è sufficiente ad esprimere cosa si ha in testa. Sono i primi tentativi per comporre una frase; da qui in poi sarà un’escalation comunicativa che lo porterà a conoscere e utilizzare (a soli 3 anni) più di 300 parole.

Se il vostro bimbo è un  po’ reticente nell’esprimersi verbalmente, ma il pediatra sostiene che non vi siano problemi di sorta, credetegli! Il vostro piccolo/a parlerà quando se la sentirà e il vostro problema diventerà quello di farlo tacere, parola di mamma!

Come stimolare il linguaggio e come risolvere i problemi?

Il bambino apprende dal mondo che lo circonda e, come sempre, i referenti principali sono i genitori o chi si occupa di lui in loro assenza; siamo quindi noi adulti a dover e poter stimolare l’utilizzo corretto della parola nei nostri cuccioli, come? Eccovi alcune dritte.

  • Parlate correttamente al vostro bambino: utilizzare vezzeggiativi o diminutivi per le cose che il bimbo indica vi renderà simpatici, ma non aiuta affatto il bambino ad imparare a parlare bene. Perché? Semplice: se parlate come Ned Flanders, attaccando -ino, -etto a qualsiasi parola, fornirete al bambino dei concetti che non esistono in realtà e che, quando lui proverà ad utilizzare nel mondo, non verranno riconosciuti, causandogli confusione e frustrazione (il Buietto non esiste, esiste il BUIO, non esiste il ciuccino, esiste il CIUCCIO).
  • Quando il bambino sbaglia correggetelo con un sorriso: parlare è DIFFICILISSIMO, bisogna formulare un pensiero, capire quale sia la parola giusta per esprimerlo e far funzionare in modo efficace tutti i muscoli di faccia e lingua necessari. È normale che vi siano errori anche ripetuti! Correggete il vostro bambino con un sorriso, ripetendogli la parola corretta senza sminuire i suoi sforzi o deridere i suoi errori
  • Incoraggiate il bambino a raccontarvi le avventure della sua giornata: non pretendete la stesura di un verbale, chiedergli cosa abbia mangiato a pranzo o quali giochi abbia fatto sono ottimi esercizi per stimolare linguaggio, capacità comunicative e la possibilità di esprimere le proprie emozioni (se le tate vi raccontano di aver sgridato il bambino, incoraggiatelo a raccontarvi la sua versione, non per non credere alle maestre, ma per insegnargli che anche il suo vissuto è importante e degno di nota)
  • Ampliate il suo vocabolario: Leggete, leggete, legete e, ancora, leggete! Libretti, insegne dei negozi, giornali e qualsiasi cosa attiri la sua attenzione. Imparerà parole nuove, modi di dire e, guarda un po’, imparerà anche ad amare la lettura!
  • Se vedete che, nonostante tutto, a tre anni ancora non parla o fa evidente fatica ad articolare i suoni in modo corretto, rivolgetevi al pediatra per fare una visita logopedica e farvi aiutare ad aiutarlo.

Buona chiacchierata a tutti!!

 

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