Cosa pensano i genitori del sonno dei bambini?

Sabato scorso da AMADÀ non eravamo certo da soli, nonostante la bella nevicata che stava tentando di imbiancare Milano; ci siamo quindi imbarcati in un pomeriggio in cui poter chiacchierare del sonno dei bambini a partire dalla presentazione del libro “L’Antipatico signor Sonno” (Silvia Sommariva, ed. Mondadori). Le attese erano molte, i genitori presenti già si confrontavano tra loro sulle loro esperienze e aleggiava la speranza che l’intervento della psicologa di Associazione Alice Onlus (cioè io) avrebbe risolto tutti i loro problemi a riguardo. Figuratevi la sorpresa quando ho messo in chiaro che non avrebbero ascoltato una lezione sull’argomento, ma che le risposte le avremmo tirate fuori insieme!

Mentre gli astanti, ancora un po’ sbigottiti, cominciavano già a guardarmi in cagnesco, ho sfoderato il simpatico Snoopy-cartellone e li ho esortati a scrivere su post-it di colore diverso le prime tre cose sui seguenti argomenti: “Se dico DORMIRE cosa ti viene in mente?” e “Se dico DORMIRE cosa vorresti?”. Il nostro lavoro comincia proprio da qui: dall’esperienza di vita di ogni singola famiglia e situazione.

Snoopy-cartellone

Parole in cerchio: dipendenza e separazione

Raccontandosi un po’ è emerso fin da subito il ricordo condiviso di essere stati, a loro volta, dei bambini poco amanti del sonno; tutti ricordavano l’amarezza della loro messa a letto perché consapevoli del fatto che la vita familiare sarebbe proseguita senza di loro. Mamma e papà avrebbero continuato con le loro attività e loro sarebbero stati “costretti” a restare da soli in una stanza buia per chissà quanto tempo; qua la prima “scoperta”: e se fosse così anche per i nostri bambini? se tutte le paure e i capricci nascondessero, in realtà, il messaggio del “Voglio continuare a stare con voi, da solo ho paura e so già che mi mancherete?”. Bel modo di riconsiderare la faccenda, non vi pare? Si sono scatenati subito i ricordi delle strategie usate dai loro genitori: chi raccontava una fiaba, chi cantava una ninna nanna chi, persino si accoccolava nel lettino o si addormentava con mamma e papà. Già, ma dove erano andate a finire? Come mai non vengono spontanee anche con i nostri figli? La risposta è immediata e carica di disagio: perché oggi tutti ti dicono che se non favorisci la separazione tra genitore e bambino TU sei un genitore sbagliato e TUO FIGLIO/A crescerà debole e dipendente. È stato vitale e necessario ricordare a tutti i presenti che la separazione emotiva tra genitori e figli è un processo che avviene spontaneamente ed è la diretta conseguenza del fatto che, crescendo, i bambini scoprano aspetti nuovi e interessanti del mondo che li circonda e che le miriadi di competenze psico fisiche acquisite quotidianamente li spingano ad esplorarle da soli. I genitori rimangono come base sicura, ovvero come punto di riferimento a cui tornare quando la realtà è troppo complicata per loro. Forzare la separazione o, al contrario, la non separazione è fortemente dannoso per il benessere del bambino che si sentirà respinto e non ascoltato in un caso (non mi sento ancora pronto ad affrontare questo passo e la mamma mi obbliga a farlo per motivi che non conosco), soffocato e ugualmente non accolto nell’altro (vorrei, ma non posso perché qualcuno mi trattiene); ma è deleterio anche per i genitori che si sentono minati in partenza nella costruzione del loro ruolo genitoriale che è quello di accompagnare i figli nella crescita (se non ci riesco vuol dire che sono un cattivo genitore).

neonatiRegole, imposizioni e dipendenze

Sembra banale, ma ricordare ai presenti che anche i bambini hanno i loro tempi e vivono al 100% le tipologie di relazioni che instauriamo con loro in famiglia ha permesso ai genitori di chiedersi cosa fare per rendere il momento del sonno qualcosa di condiviso e costruttivo anche per i rapporti familiari. È emersa in modo significativo l’importanza di condividere gli aspetti pratici ed emotivi di questo passaggio delicato: spiegare ai bambini perché è l’ora di separarsi, come avverrà e lasciare lo spazio necessario per poter esprimere le proprie rimostranze permette di costruire una modalità di gestione della nanna non più prestabilità dagli adulti, ma costruita in famiglia: dal chiedere al bambino se vuole un pupazzo con sè, allo stabilire la possibilità di addormentarsi insieme nel lettone e spostare il bimbo nel lettino in un secondo momento (ovviamente avendoglielo spiegato prima, altrimenti immaginate che spavento). L’importanza di spiegarsi e spiegare all’altro è fondamentale da vari punti di vista: insegna a costruire la comunicazione obiettiva e affettiva all’interno della famiglia e obbliga entrambe le parti a dover preventivamente fare il punto con se stessi e con le proprie motivazioni, sia quando si discute una regola comportamentale, sia quando si contratta su un’eccezione. Un’altra grande “patata bollente” emersa è la differenza tra dipendenza e sostegno: quando un genitore è in difficoltà spesso ricorre ad escamotage di cui conosce l’efficacia del risultato. Sia esso il seno, il ciuccio o la canzone del Pulcino Pio, ancora una volta pesa il giudizio esterno su cosa ci qualifichi buoni o incompetenti. Ma che differenza c’è tra dipendenza ed escamotage? Parlandone insieme è emerso con sollievo che la “dipendenza” si instaura nel momento in cui un genitore utilizza un oggetto esterno con il chiaro intento di sostituirlo al proprio compito genitoriale, ad esempio l’uso del ciucccio per “non sentirlo piangere”, ma nel momento in cui il terzo è uno strumento di aiuto che interviene in sintonia con i genitori, ecco che diventa un alleato e si riempie di significati es. il piccolo piange perché spaventato, il genitore gli offre il ciuccio mentre lo rassicura e lo avvolge col suo affetto. Fondamentale ricordarsi sempre che ogni realtà è diversa da tanti punti di vista, anche per quanto riguarda il sonno: l’approccio del cosleeping è perfetto per la famiglia A, ma assolutamente sbagliato per la famiglia B. Bisogna lavorare sodo per poter trovare la dimensione ideale per far sì che genitori e figli vivano questo passaggio in modo sereno e coinvolgente.

Io vorrei non vorrei, ma se vuoi…

Come accennato all’inizio, la seconda nuvoletta del cartellone riguardava i “desideri” legati al dormire…il più ripetuto è quello legato alla durata del sonno: figli piccoli, si sà, vuol dire spesso notti in bianco ed, effettivamente, sapere e ricordarsi che le notti insonni non sono legate a capricci ma, soprattutto, all’immaturità del sistema nervoso del bambino, che prevede un ritmo sonno-veglia diverso da quello degli adulti almeno fino ai tre anni, non è certo una soluzione, ma è sicuramente un punto di partenza per rivedere le proprie aspettative e per rinfrancarsi nella disperata ricerca della pazienza notturna. L’altro aspetto che emerge dai desideri dei genitori è quello di poter ritrovare una vita e una dinamica di coppia che vada oltre al ruolo genitoriale. Essere mamme e papà è davvero bellissimo, ma non bisogna mai dimenticarsi che si è anche compagni, amanti e complici e che l’intimità dell’alcova va difesa e protetta. Non che ci sia nulla da nascondere, ma adulti e bambini devono imparare a conoscere e rispettare i limiti geografici ed affettivi della famiglia in cui vivono; ancora una volta emerge la necessitò di imparare a parlare e a parlarsi per avere basi solide con cui argomentare e condividere le proprie necessità e le proprie regole e l’età, vi assicuro, non è mai un limite invalicabile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...