Tessere sanitarie nuove in Lombardia: non accettate dai poliambulatori pubblici

Dopo una latitanza di quasi 3 settimane (causata da naniche influenze, vacanze natalizie, la ripresa lavorativa ecc.), ho deciso di ricominciare da dove avevo interrotto, ovvero dalla nuova rubrica del NON è un paese per MAMME. Più precisamente, ripartirò dalla (dis)avventura che mi ha portato a far nascere la nuova rubrica…il disaccordo mentale e organizzativo tra la Regione Lombardia e i poliambulatori convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale. Ecco il resoconto.

Antefatto

Chi segue il blog, sa che a ottobre è nata la mia secondogenita; a seguito della scelta del pediatra e del conseguente inserimento nel database del Sistema Sanitario Nazionale, mi sono state recapitate a casa pima la Tesserina Sanitaria provvisoria, poi quella definitiva. E questo succede per tutti i bambini d’Italia. C’è, tuttavia, una differenza importante: dalla fine di settembre 2013, Regione Lombardia invia una nuova carta, non più una CRS di colore giallo, bensì una Tessera Sanitaria (TS) – Carta Nazionale dei Servizi (CNS) di colore blu. Il cambiamento è dovuto al fatto che la Carta Regionale dei Servizi della Regione Lombardia si uniforma alla Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi, in progressiva diffusione su tutto il territorio nazionale. La motivazione è legata ad una presunta maggiore efficienza dei servizi e al risparmio di tempo e fondi per l’invio della doppia tessera.
Secondo quanto afferma il sito della Regione:

A parte le differenze nei colori e nella grafica, nulla cambia dal punto di vista delle funzionalità: con la nuova TS–CNS rimangono inalterate le modalità di accesso a tutti i servizi on line, come quelli della Sanità lombarda (consultazione e prenotazione di visite ed esami, cambio del medico curante ecc.) e off line, come quelli messi a disposizione dalle amministrazioni locali.
(Regione Lombardia, Carta Regionale dei servizi)

La mia disavventura…

A metà dicembre ho dovuto portare la gnoma a fare l’ecografia alle anche (esame di routine per i neonati, che va eseguito entro i 3 mesi); dopo aver passato quasi una settimana al telefono con numeri verdi e centralini di istituti privati convenzionati (come sempre, se paghi ti danno l’appuntamento nel giro di 2 ore, ma se vai tramite Sistema Sanitario Nazionale hai tempi di attesa di mesi e mesi), finalmente ottengo un appuntamento in uno dei poliambulatori del San Raffaele di Milano. Quando arrivo all’accettazione sfodero l’impegnativa del pediatra e la tesserina sanitaria blu di mia figlia. L’operatrice, in un primo momento, la scambia per la tesserina provvisoria e mi dice che non ha valore, perché non dotata del codice assistito. Quando le faccio notare che è quella definitiva e che la tesserina gialla non la mandano più perché le stanno sostituendo, la povera operatrice sgrana gli occhioni e sfodera un “COOOOSA???”. Molto seccata afferma di non sapere nulla della sostituzione da me segnalata e mi invita (per la terza volta) a darle la tesserina gialla di Carlotta; quando ripeto di non esserne in possesso,mi chiede di darle il foglio che la ASL rilascia al momento della scelta del pediatra e su cui è indicato sto benedetto codice assistito. Ovviamente non l’avevo con me: essendomi arrivata la tesserina definitiva mi ero portata dietro solo quella, così ho dovuto chiamare a casa mia, dove mia mamma si stava occupando dell’atro figlio, e ingaggiare una caccia al tesoro telefonca per farle trovare il faldone con i documenti dei bimbi e il codice tanto agognato. Ottenuto quello, ho potuto concludere l’operazione e fare l’esame alla bambina (l’alternativa paventata dall’operatrice era quella di annullare la prenotazione e fissare un nuovo appuntamento alla pirma data disponibile….manco morta!). In coda dopo di me c’erano altre mamme con neonati che hanno subito la nostra stessa identica sorte.

Perchè si è verificato tutto ciò?

Parlando con l’operatrice, mentre attendevo che mia madre trovasse i documenti, mi è stato spiegato che la Regione ha iniziato sì a mandare le nuove tesserine, ma non ha mandato circolari o avvisi a nessuna struttura del territorio lombardo, e non ha nemmeno creato corsi di formazione per le strutture convenzionate sull’utilizzo e sulle differenze con la vecchia CRS. Accettare o meno le nuove tessere va, quindi, a discrezione della struttura e poiché nessuno vuole assumersi la responsabilità di tutto ciò, la soluzione più semplice è quella di rifiutarle, anche se la cosa crea disagi notevoli all’utenza. Sinceramente mi auguro che Regione e strutture territoriali si decidano a parlarsi e a mettersi d’accordo prima della maggiore età di mia figlia, fino ad allora mi troverò costretta a vagare con faldoni pieni di carta straccia in modo da poter soddisfare tutte le curiose richieste burocratiche del nostro sistema sanitario. Motivo per cui, mi sento di affermare che…

NON è un paese per MAMME!

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