Se l’aiuto vien ronzando…conoscete la pappa reale?

MayaCome scrivevo qualche giorno fa su twitter nelle ultime settimane ho fatto la combo con l’influenza: prima il grande con quella intestinale, poi la piccola con la febbre…lo so, mi potete capire benissimo e sapete quanto sia dura coordinare lavoro, abbigliamento lavabile all’istante, bimbi malati, nonne, notti insonni e chi più ne ha più ne metta. Ora che tutto (sembra) passato, è il momento di ridare una bella scossa ai miei nani provati dal lungo inverno…ormai sono anni che al termine di influenze proprio brutte o al cambio di stagione faccio fare ai miei cuccioli un bel giro di pappa reale. Quanti di voi la conoscono e/o la usano? Io ci ho inciampato per caso al termine del primo ciclo di antibiotici di Gabriele…ovviamente dietro consiglio e approvazione della pediatra!

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La stanza dei bambini

psicoterapia bambiniPronto dottoressa? Sono la mamma di X, avrei bisogno di un appuntamento per parlarle di mio figlio“. La maggior parte delle telefonate che ricevo comincia in questo modo: la richiesta di aiuto di qualcuno che si rende conto che da solo è difficile andare avanti. Ma quanto è difficile e doloroso alzare la cornetta e ammettere, davanti ad un perfetto sconosciuto, che un aspetto della nostra vita è ormai completamente fuori dal nostro controllo! Il lavoro nella stanza di analisi è spesso lungo e difficile e richiede una notevole dose di fiducia nel terapeuta a cui ci si affida…se poi ci si deve mandare il proprio figlio l’equilibrio è ancora più fragile. Una delle domande che mi rivolgono più di frequente i genitori è: “Ma cosa farete? Come farà a far guarire mio figlio?“. Oggi vorrei provare a raccontarvelo…

La psicoterapia con i bambini

Quando un bambino varca la soglia del mio studio, ha bisogno di capire chi sia io e come funzioni il mio modo di lavorare, tanto quanto io ho bisogno di capire chi sia lui/lei e quale sia la domanda che mi sta facendo. Già, perché coi bambini vale lo stesso principio che vale con gli adulti: sei tu a dover raccontare a me cosa ti fa stare male. Io non mi sono laureata ad Hogwarts, non so fare magie; però so ascoltare e lavorare con le persone che incontro perché (ri)scoprano la loro strada. Per questo motivo è necessaria una prima fase di assesment, ovvero valutazione, in cui propongo ai bambini disegni, fiabe e giochi per capire chi ho davanti. Finita questa fase incontro i genitori per raccontargli cosa ho visto e decidere, insieme, un piano di azione. Da qui in poi comincia il lavoro vero e proprio: io ho il compito di avere in mente gli obiettivi da raggiungere; la strada da percorrere, però, la costruisco col bambino! Potranno servire fogli di carta, tempere, giochi, tappetini e, perché no, farina e lievito…ogni bambino è diverso e ogni bambino ha il suo modo di esprimersi; quello che è certo è che la rotta viene tracciata assieme e che solo chi entra può valutare se e quanto gli sia utile. Probabilmente starete pensando che la gente mi paghi per giocare…beh, il mondo dei bambini si basa su cose concrete; i mostri sotto al letto non si sconfiggono di certo con una chiacchierata!
La parte che più preferisco, però, è quando si accorgono di quanto siano già bravi a camminare da soli, perchè scoprono di avere una cassetta degli attrezzi super fornita e facilmente afferrabile….è a questo punto che arriva il saluto e la voglia di continuare a giocare in altre stanze e con altre persone. Ovviamente anche i genitori sono arruolati in questo percorso, con incontri riservati a loro e, se necessario, compiti da svolgere!
Quale sia la strada di queste famiglie, poi, resta spesso un mistero; ma i miracoli accadono se si aiuta qualcuno e le persone che lo circondano a (ri)credere in se stessi, non vi pare?

scalaSolo uno tra i tanti…

Vorrei chiudere questo post raccontandovi la storia di Y, uno tra i tanti cuccioli che hanno varcato la mia soglia e di cui ho avuto, recentemente notizie.
Y era un bambino arrabbiato e spaventato: le maestre della prima elementare lo vedevano come una delle cause della confusione che regnava in classe; i genitori lo vedevano come il loro fallimento. Un bambino che picchiava, sputava, rispondeva a male parole e si rifiutava di stare alle regole. Il pediatra li spedì da me dando loro la certezza che glielo avrei “riaggiustato“. Richiesta assolutamente irrealizzabile! Nei due anni successivi passai il mio tempo a scoprire insieme a Y quanto di bello ci fosse in lui e quali fossero i modi più corretti e meno faticosi per far sì che anche il resto del mondo se ne accorgesse. Siamo passati (genitori inclusi) attravarso una relazione difficile con le insegnanti che volevano una certificazione di iperattività o di disturbo dell’apprendimento (dislessia e simili), abbiamo svoltato in una scuola nuova e più attenta; siamo passati attraverso urla, giochi, disegni e incontri con genitori che faticavano ad accettare cambiamenti e parti inamovibili di Y, ma ce l’abbiamo fatta. Un pomeriggio Y entra in studio e annuncia: “Sai, Marina, a me piace venire a giocare con te; ormai sei quasi una mia amica, ma io voglio giocare con gli altri bambini e camminare da solo!“. Tra abbracci e commozione ci siamo salutati e poi, qualche sera fa, il telefono squilla di nuovo…

“Pronto, dottoressa, scusi l’ora! Sono il papà di Y, volevo ringraziarla perché lei è stata la prima a dirci e a insistere col fatto che nostro figlio non fosse iperattivo, ma che dovessimo capire come incanalare la sua espressività. Bene, per assecondarlo l’anno scorso lo abbiamo iscritto a danza è un mese fa è stato preso dall’Accademia della SCALA! Grazie per averci ripetuto fino allo sfinimento che Y era un bambino da ascoltare e non da bloccare”.

La terapia con questo bimbo è finita 2 anni fa; lui oggi ha 9 anni, ed è bello sapere che credere in qualcuno, aiutarlo a guardarsi con  occhi diversi  e aiutare dei genitori a farlo insiem a lui/lei dia risultati sorprendenti!

Allergia al Nichel….cos’è e come si riconosce

nichelForse ce l’abbiamo fatta! Negli ultimi mesi Carlotta (13 mesi) aveva sviluppato dei sintomi ricorrenti, quali: mal di pancia per cui urlava per ore, sfoghi cutanei, afte, stitichezza estrema ecc. Pur avendo riportato il tutto al pediatra di base, non avevo ricevuto risposte soddisfacenti…dopo avermi detto che la causa erano le punture di zanzara (?) mi aveva prescritto una visita dermatologica, in cui mi avevano annunciato che i puntini che le venivano fuori e le relative crosticine erano legate ad una reazione allergica, ma quale? La risposta che mi era stata data è stata che, salvo che per uova, celiachia e latte, è inutile fare test per allergie prima dei 3 anni, poiché non danno risposte certe. Bene, quindi l’alternativa prevedibile sarebbe stata quella di tenersi la bimba con reazioni sempre più frequenti (ormai i sintomi si presentavano almeno una volta a settimana) per i prossimi due anni? Non penso proprio! Più testarda di un mulo, mi sono armata di iniziativa: mi sono segnata cosa aveva mangiato quando le venivano questi sfoghi e l’hi portata a vedere da un amico di famiglia che è il primario del reparto di Pediatria in un ospedale molto buono del milanese. Ho fatto bene! Osservando lo sfogo e la lista di alimenti ha fatto 1+1 e mi ha detto che, molto probabilmente, si tratta di intolleranza al Nichel.
Finalmente una risposta sensata!

Di cosa si tratta…

L’intolleranza al Nichel è una patologia sempre più frequente ai giorni nostri, dovuta, per lo più, all’aumento della presenza di questa sostanza in quasi tutto quello che mangiamo e in molte cose che manipoliamo (bigiotteria, bottoni dei jeans, i centesimi rossi); per questo motivo ne esistono 2 forme: quella cutanea, legata solo al prendere in mano gli oggetti contenenti Nichel e che si presenta “solo” con infiammazioni e dermatiti delle zone interessate; oppure quella alimentare, legata all’ingerimento di cibi contenenti Nichel. Noi abbiamo vinto la seconda. Si può curare? No, come per tutte le intolleranze, ma si può tenere sotto controllo limitando o escludendo (a seconda della gravità delle reazioni) gli alimenti che contengono questo simpatico metallo. Per avere la certezza di essere intolleranti al Nichel si può procedere in due modi: facendo un patch test (poco indicato per i bambini perché farebbero fatica a non levarsi il cerotto appena sentono prudere), oppure eliminando i cibi che contengono Nichel e reintrodcendoli gradualmente per vedere se i sintomi si ripresentano.

nichel 2Come limitare i danni…

Purtroppo il Nichel si trova ovunque: nell’acqua del rubinetto, nelle farne raffinate meccanicamente (i macchinari rilasciano micro frammenti di metallo), nei cibi conservati nelle scatolette e in parecchia frutta e verdura che ne assorbono in eccesso dal terreno e da pesticidi. Come è ovvio, non si può vivere di aria, per cui bisogna affrontare la cosa con intelligenza e, possibilmente, facendosi guidare da qualche esperto per non combinare pasticci creandosi delle carenze alimentari; motivo per cui mi sono rivolta subito alla nutrizionista che lavora nel mio stesso studio. Mi ha consigliato di far seguire a Carlotta una dieta senza Nichel per due settimane, in modo da vedere se i sintomi sparivano, e poi reintrodurne gradualmente alcuni per capire cosa le dia fastidio e in quali quantità.
Questi sono i cibi da evitare assolutamente:

  • Cibi conservati in contenitori di metallo, poiché assorbono quantità di metalli, che normalmente non avrebbero, dal contenitore; meglio optare per gli stessi alimenti conservati sotto vetro o in tetrapack.
  • Asparagi, funghi, cipolle, spinaci e pomodori freschi, in quanto verdure che normalmente contengono un alto tasso di Nichel
  • Avena, grano saraceno e miglio, poichè la loro raffinatura aumenta i livelli di Nichel che naturalmente già contengono
  • Frutta secca e liquirizia
  • Mais in chicchi
  • Leguminose
  • Pere, prugne, uva e kiwi
  • Cacao
  • Margarina
  • Lievito chimico
  • Grassi vegetali idrogenati
  • Birra
  • Fegato
  • Aringhe e cozze

Passate le due settimane è possibile ricominciare a reintrodurre gli alimenti tolti per vedere quali sono tollerati e a che livello. Purtroppo è impossibile vivere una vita completamente senza nichel, ma è possibile valutare cosa e quanto si può mangiare. Ad esempio, Carlotta ha sempre mangiato la pera e non le ha mai causato alcuna reazione; è quindi probabile che lei riesca a ben tollerare la quantità di Nichel che questo frutto contiene, invece ha da sempre schivato i pomodori, infatti quando li mangiava le veniva lo sfogo. Indice del fatto che il suo corpo già conosceva cosa le dava fastidio e cosa no… che cosa affascinante!

Ovviamente essere intollerante al nichel non è una condanna a morte, basta solo sapersi organizzare: invece della pizza col pomodoro ne mangerà una bianca, invece del lievito chimico nelle torte utilizzerò il bicarbonato o il cremor tartaro ecosì via!

 

Mamma fa caldo! 10 trucchi per sopravvivere all’estate

caldoNon so se ve ne siate accorti, ma nell’ultima settimana abbiamo sfiorato più volte i 40 gradi…con effetti destabilizzanti per grandi e piccini! Non so da voi, ma qui si è smesso di dormire, son spuntati i ventilatori e mangiare è diventato un optional. Per noi “grandi” è più facile: sappiamo autoregolarci in modo da non collassare, ma i bambini sono i più a rischio sia per la disidratazione sia per i colpi di calore. Come fare? Ecco dieci semplici trucchi per sopravvivere alla calura!

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Guarire abbracciando: il bisogno di contatto del bambino

Carlotta malataLa scorsa notte l’ho passata praticamente in bianco: Carlotta aveva quasi 40 di febbre e, nonostante la tachipirina, faceva molta fatica a rilassarsi e a dormire da sola nel suo lettino. Come spesso accade nei piccoli ammalati, ricercava costantemente il mio contatto e si rannicchiava tra le mie braccia per essere coccolata. Alla fine, pur sapendo che mi sarei svegliata con la schiena rotta, l’ho portata nel lettone, dove ci siamo regalate entrambe sonnellini di 30/40 minuti fino al mattino (lei, rigorosamente con la tetta in bocca). Al risveglio, pur avendo ancora la febbre, la nostra piccola pulce stava decisamente meglio. Coincidenze o merito del contatto? Ovviamente sono andata ad indagare…

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Candida neonatale: mughetto e dermatite da pannolino

Nei piccolini c’è un malessere piuttosto diffuso e fastidioso: l’infezione da candida albicans! Mia figlia Carlotta se l’è presa piuttosto di recente e, dato che siamo fortunelli, abbiamo avuto entrambi gli sfoghi: sederino e bocca. A parte le gioie di avere un neonato infastidito dalle vescichette e dall’irritazione, questo disturbo, che dipende da uno squilibrio della flora batterica intestinale che porta ad un’iper produzione della candida albicans, va curato bene per evitare recidive e per limitare nel tempo i fastidi di questo fungo. Come sempre, quando scrivo questi post, tengo a sottolineare l’importanza di non partire in quarta con le cure fai-da-te, ma di rivolgersi sempre al proprio pediatra di fiducia! Solo lui può darvi la diagnosi corretta e solo lui può darvi dosi e indicazioni terapeutiche mirate per il vostro bambino. Questo post è solo descrittivo e informativo!

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Come massaggiare la pancia del neonato

Nei neonati, si sa, la pancia è una delle zone più delicate ed è spesso causa di notti insonni per molti genitori. Se nei primi 3 mesi le coliche gassose sono uno dei disturbi più comuni (e più devastanti per udito e sonno dei genitori), con l’inizio dello svezzamento possono presentarsi episodi di stitichezza, dovuti al fatto che l’apparato digerente del bambino abbia bisogno di imparare a gestire i nuovi alimenti. Fermo restando che, quando i disturbi sono particolarmente intensi o frequenti, sia buona norma chiedere aiuto al pediatra di famiglia, vorrei proporvi uno spaccato del massaggio Shantala che si concentra proprio sulla pancia. Se ben eseguiti, questi 3 semplici movimenti possono alleviare il fastidio legato a colichette e stitichezza e aiutare il transito intestinale a ripartire. Ricordate che il segreto per un massaggio efficace sta nella pressione esercitata con la mano; molti genitori hanno paura di fare del male al neonato e si limitano a semplici carezze: sicuramente apprezzabili, ma inefficaci nel massaggio! Il livello di pressione adeguato è quello che vi permette di vedere chiaramente il pancino del bimbo abbassarsi al passaggio della mano; fidatevi del fatto che, in caso di pressione eccessiva, il vostro cucciolo non mancherà di manifestare il suo disappunto! Forza, ora, armatevi di olio (che verserete e scalderete abbondantemente sulle vostre mani, non direttamente sul neonato) e cominciate!

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