Svezzamento o autosvezzamento?

Quando i bambini cominciano ad avvicinarsi ai 4 mesi si scatenano le fantasie di genitori, nonni e parenti vari su cosa succederebbe se il piccolo cominciasse ad assumere cibi solidi. Spesso questa fantasia viene avvalorata da leggende metropolitane sulla non sufficienza del solo latte (materno o non); ma a che età si dovrebbe, effettivamente, avviare il divezzamento? e, soprattutto, è preferibile seguire la tabella nutrizionale che passano i pediatri o è meglio lanciarsi insieme nell’avventura dell’autosvezzamento?Personalmente sono dell’idea che, a meno di particolari imposizioni date dal pediatra per motivi medici, la risposta giusta sia quella che permette ai genitori e al bambino stesso di vivere serenamente il momento della pappa, senza tramutarlo in una lotta continua dove lo scopo (o la paura) principale del genitore è il far ingurgitare cibo al bambino “perché se no non cresce” e lo scopo principale del bambino è quello di far capire al genitore che ha anche lui gusti, preferenze e difficoltà di adattamento a sapori e consistenze assolutamente nuove. Prima tra tutte il cucchiaino.

Altra mia personale opinione è che i genitori, per poter scegliere serenamente e liberamente, debbano avere almeno una vaga idea di cosa stanno facendo e di come funziona questa delicatissima fase della vita dei nostri cuccioli. Uno svezzamento sereno e ben riuscito è la base per una corretto stile alimentare, fondamentale per prevenire nel futuro problemi quali diabete, obesità e disturbi dell’alimentazione…direi, quindi di partire dal principio.

L’età giusta per il divezzamento

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il divezzamento non dovrebbe essere iniziato prima dei 6 mesi di vita, sia che il piccolo sia allattato con latte materno, sia che utilizzi latte artificiale. La finalità del divezzamento è, infatti, quella di integrare l’alimentazione lattea con i nutrimenti mancanti, quali ferro e zinco, aumentare l’apporto di proteine e delle calorie necessarie alla crescita che solo a questa età cominciano ad essere assunte in quantità non pienamente sufficiente con il solo latte. A 6 mesi, inoltre, i bambini acquisiscono nuove capacità psico-motorie quali lo stare seduto, il miglioramento della manipolazione degli oggetti e del coordinamento visuo-motorio che gli permette di portare con sufficiente sicurezza alla bocca gli oggetti che vuole esplorare. A livello fisico i reni diventano in grado di filtrare carichi osmolari più elevati e la mucosa intestinale è sufficientemente matura sia dal punto di vista digestivo, sia dal punto di vista delle difese immunitarie.

Svezzamento “tradizionale”

Lo svezzamento tradizionale è quello proposto dalla maggior parte dei pediatri e si basa, principalmente, sull’introduzione graduale e prestabilita da tabelle nutrizionali di alimenti solidi e semi solidi nella dieta dei bambini. Solitamente si parte con l’introduzione di frutta frullata, seguita poi da pappe latee o create con brodo vegetale a cui vengono progressivamente aggiunte verdure, carne, formaggi, pesce, uova ecc. Anche le tecniche di elaborazione del cibo variano: intorno ai 7/8 mesi si comincia ad abituare il bambino ad assaggiare i vari alimenti separatamente, fino a raggiungere verso l’anno un modello di organizzazione del pasto del tutto sovrapponibile a quello dell’adulto, sia nella forma (primo, secondo, contorni, frutta, ecc.) che nella sostanza (cioè tipo di alimenti e loro elaborazione in cucina). Indubbiamente questa è la scelta più consigliata perché più comoda (tra farinate e omogeneizzati ci si mettono 2 minuti per preparare un pasto completo) e più graduale anche per la verifica dell’insorgenza di intolleranze o allergie alimentari (se ieri stava bene e oggi vomita perché nella pappa ho introdotto l’uovo, è facile capire che il bambino non è ancora pronto a digerire quell’alimento); di contro c’è da dire che è un’alimentazione estremamente monotona e che i bambini di 8/9 mesi possono cominciare a trovare noiosa perché maggiormente attratti dai colori e dai profumi provenienti dal piatto di mamma e papà.

Autosvezzamento


La tecnica dell’autosvezzamento è centrata sull’assecondare la curiosità del bambino che, intorno ai 6 mesi, comincia ad essere attratto da ciò che fanno mamma e papà e a volerlo sperimentare di prima persona. La teoria dell’autosvezzamento è incentrata sul progressivo aumento degli “assaggini” (che spaziano da una ciucciatina di pera a un pasto completo) e non nel passaggio dalle cose frullate a quelle più dense fino ad arrivare alle solide, lasciando che sia il bambino, sotto la costante supervisione dell’adulto, a decidere cosa assaggiare e quanto mangiarne, consapevoli del fatto che prima di imparare a nutrirsi il bambino debba imparare ad esplorare e a decidere quali sapori gradisce di più o di meno. Mangiare da soli fin da subito rafforza anche l’autostima e la coordinazione motoria, creando momenti di vita familiare decisamente esilaranti (es. il bambino decide che quello che ha davanti non è un piatto di spaghetti, ma un meraviglioso cappello da provare immediatamente). Per l’autosvezzamento non esiste un’ordine di presentazione dei cibi, il bambino può assaggiare tutto quello che si trova sulla tavola, facendo attenzione al fatto che non si impossessi di bocconi troppo grandi o troppo duri, nè che cerchi di mangiare alimenti non adatti a lui (vino, crostacei, frutta secca ecc). Anche questa filosofia ha i suoi pro e i suoi contro: ha il vantaggio di offrire fin da subito un‘ampia scelta alimentare al bambino e di permettergli di crearsi con i suoi ritmi e i suoi gusti uno stile alimentare personalizzato e aderente alle tradizioni della famiglia in cui vive; di contro c’è il fatto che questo stile alimentare non è adatto a tutte le famiglie: ci sono genitori che hanno difficoltà ad accettare che il bambino non mangi o mangi molto poco (soprattutto all’inizio), per paura che non cresca a sufficienza o che non si nutra in modo adeguato; per non parlare del fatto che non tutti gli adulti hanno uno stile alimentare sano e bilanciato, cosa che creerebbe rischi di dipendenza da cibi dolci/salati, obesità e disturbi metabolici con la crescita (basti pensare alla abitudine in costante aumento di utilizzare cibi precotti o surgelati, ricchi di conservanti, sale, zuccheri e grassi saturi, indubbiamente comodi per chi ha poco tempo, ma assolutamente dannosi per la salute di grandi e piccini).

Regole di base per un corretto divezzamento

Sia che si scelga lo svezzamento “tradizionale”, sia che si opti per l’autosvezzamento, ci sono delle regole di base che devono essere sempre e comunque seguite, perché la crescita anche alimentare del nostro bambino sia corretta e diventi la base per una sana educazione alimentare:

  • Fino a sei mesi dare solo latte materno (se torni a lavorare prima puoi tirare il latte) o artificiale.
  • Compiuto il sesto mese puoi offrire, dopo averlo allattato al seno e quando il bambino non è troppo affamato, piccoli assaggi di cibo solido. Tenete presente che i primi pasti NON devono essere una sostituzione del latte, ma solo un’integrazione; se il bambino rifiuta l’assaggio non forzatelo! Con il tempo il bambino imparerà a mangiare le cose nuove senza chiedere anche il latte.
  • Introdurre 1 alimento per volta e preferibilmente alimenti biologici; non usate sale, zucchero o latte vaccino fino al compimento del primo anno di vita.
  • Fino a 12 mesi evitare alimenti potenzialmente allergizzanti, quali: frutta secca, frutti di bosco, crostacei, funghi, albume, cioccolato e altri alimenti che provochino allergie alle persone della famiglia.
  • Non offrite alimenti troppo elaborati, fritti o insaporiti da spezie.
  • Variate il più possibile sapori, odori e la varietà di alimenti che presentate. Un esempio? dopo aver appurato che gli piacciono sia la mela sia la banana proponetegli un mix dei due frutti, si leccherà i baffi!
  • Rispettate i suoi ritmi e i suoi gusti; questo non vuol dire che se sputa il prosciutto cotto non glielo dovrete dare mai più, significa solo che in quel momento non è di suo gradimento o non è ancora in grado di mangiarlo…aspettate qualche settimana e ridateglielo. Nel 90% dei casi avrà cambiato idea.
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2 thoughts on “Svezzamento o autosvezzamento?

  1. Trovo molte contraddizioni, all inizio si dice una cosa e poi nell’elenco finale non trovo particolari differenze fra lo svezzamento classico e quello che definite autosvezzamento, apparte la consistenza dei cibi. come scritto qui si introduce un alimento per volta, non dare cibi elaborati e allergizzanti…quindi sicuramente non gli si può offrire la stessa cosa che mangiano gli adulti! quindi è sempre e cmq una scelta del genitore. mica gli farete assaggiare la gramigna con la salsiccia a 6 mesi? e vi sfido a dire che mangiate tutto insipido e poco elaborato..

    • Come si dice nell’articolo, l’unica differenza tra svezzamento classico e autosvezzamento sta nel fatto che nel primo caso si parte con pappe e omogeneizzati, nel secondo si fa assaggiare al bimbo quello che c’è sulla tavola. Ovvio che, in quest’ultimo caso, sia indispensabile anche una buona dose di buon senso: così come ci sono degli alimenti che l’OMS segnala come potenzialmente allergizzanti (e quindi sconsigliati fino ad una certa età), allo stesso modo la gramigna con la salsiccia a 6 mesi è un sapore molto forte…però si può, comunque, proporre la pasta scondita e lasciargliela esplorare! Con buon senso e fantasia se ne possono trovare di piatti sani e non elaborati ed è anche un buon modo di riflettere sulla propria alimentazione (es. il sale, se usato in quantità eccessiva può causare ipertensione e ritenzione idrica anche negli adulti, ma è anche una fonte principale di sali minerali indispensabili per il nostro organismo…basta imparare ad usarlo nel modo e nella quantità giusta)

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