Come affrontare le paure dei nostri bambini

“Mamma ho paura!” frase che i genitori si sentono ripetere spesso nel corso della loro esperienza e che, il più delle volte, lascia gli adulti sospesi tra la forte tentazione di scoppiare a ridere e quella di rimproverare per l’insensatezza delle paure dei nostri piccoli. Giusto qualche sera fa, mio figlio ci ha svegliato nel cuore della notte perché era convinto che la Bestia (de La Bella e la Bestia) lo stesse osservando…abbiamo poi scoperto che il tutto era rivolto al grembiulino che aveva usato il pomeriggio per dipingere con le tempere e che, poggiato sulla sedia, assumeva sembianze per lui terrificanti. Ma come si può reagire davanti alle paure dei bambini? Come si può essere di aiuto senza sminuirli? ma, soprattutto, quando ci si deve veramente preoccupare per una paura?

La paura fa 90!

L’emozione della paura è una delle prime che si sviluppa negli esseri umani; ha uno scopo ben preciso, perché stimola nell’organismo una serie di misure preventive per l’auto difesa che possono rivelarsi fondamentali in momenti di reale pericolo (es. l’aumento del battito cardiaco e della respirazione porta maggior ossigenazione ai muscoli di gambe e braccia; in caso di pericolo reale li rende più scattanti e reattivi), ma il più delle volte le paure prodotte dai nostri bimbi sono frutto della loro fantasia. Partiamo dal fatto che la paura è sintomo di crescita e costruzione di un senso di sè e di autoefficacia; i nostri bambini crescono in un mondo di adulti e sono circondati da migliaia di stimoli che non sono in grado di comprendere fino in fondo. La paura è uno strumento per allertare i grandi, ottenerne la vicinanza fisica ed emotiva e attivarne comportamenti difensivi; pensiamo al neonato che, quando non percepisce la mamma intorno a sè, urla spaventato fino al palesarsi di qualcuno che lo consoli e si prenda cura di lui. Con la crescita il bambino sviluppa il pensiero simbolico e utilizza immagini potenti e affascinanti (es. streghe, fantasmi, ecc.) per dare un volto a ciò che lo lascia inquieto, arrivando a costruirsi autonomamente delle vere e proprie storie di terrore, da fare invidia a Edgard Allan Poe e a Stephen King!

Come reagire?

In primo luogo bisogna sempre tener presente che la reazione più sbagliata che un adulto possa attivare davanti alla manifestazione di una paura è la derisione della stessa. A nessuno di noi piace essere presi in giro per i nostri momenti di debolezza; le paure lo sono all’ennesima potenza! Sminuire o reagire in modo aggressivo minerà l’immagine di sè che il bambino si sta costruendo anche attraverso questi episodi, dandogli il messaggio di essere inadeguato o, addirittura, ridicolo nelle proprie emozioni. Le reazioni più corrette si possono riassumere con un’immagine: prendere il bimbo per mano e accompagnarlo attraverso la paura. Scendo sulla terra e mi spiego meglio: le paure si affrontano con il coraggio, ma i nostri bimbi sono ancora troppo piccoli per avere un’autostima così solida da renderli “spavaldi“; quando ci accorgiamo che qualcosa fa paura (perché volutamente evitato o, addirittura, comunicato dal bambino stesso) il modo migliore è quello di porci come base sicura, ovvero farci garanti del fatto che con noi presenti non può succedere nulla di male. Sapere che c’è qualcuno su cui contare aiuterà il bambino ad essere più sicuro nei confronti dell’esplorazione di sè e delle proprie paure e questo lo spingerà, con i suoi tempi, ad affrontarle e modificarle fino a risolverle. Fidiamoci del fatto che anche noi a 6 anni eravamo terrorizzati dal mostro che viveva sotto il letto, ma che ora siamo muniti di armi talmente affilate e letali che il mostro è scappato a gambe levate!

Quando preoccuparsi?

Come dicevo all’inizio, le paure fanno parte della vita di ciascuno di noi e, soprattutto nei bambini, tendono a modificarsi e a risolversi con la crescita. Nonostante questo, giocare agli struzzi non va mai bene; quindi noi che siamo i genitori dobbiamo tenere gli occhi aperti per capire se la paura che manifesta il nostro piccolo debba essere affrontata con l’aiuto di qualcuno che è più competente:

  • Terrore puro: il bambino è talmente spaventato anche solo all’idea che possa verificarsi la situazione di disagio che attiva strategie oppositive o di evitamento; dando proprio l’idea di essere pervaso dalla paura.
  • Paure legate ad un trauma: episodi visti o vissuti che hanno messo in pericolo la propria integrità fisica o emotiva (es. incidenti stradali, la morte improvvisa di una persona cara, essere morsi da un animale, ecc.) possono scatenare paure ricorrenti e legate, per lo più, al rivivere episodi analoghi o al frequentare luoghi simili a quelli in cui è avvenuto il fatto.
  • Paure invadenti e/o immutate: quando la paura per un oggetto o per una situazione è talmente grande che impedisce lo svolgimento della normale routine quotidiana (es. per paura dei cani il bambino si rifiuta categoricamente di uscire di casa, oppure per paura dei germi il bambino deve attivare dei rituali di pulizia rigidissimi che non gli permettono di fare altro), oppure paure legate ad oggetti o immagini specifiche che non cambiano col tempo e che, alla lunga, diventano palesemente fuori luogo (es. il pupazzetto che faceva paura a 2 anni, spaventa ancora tantissimo a 10).
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