La scuola del tutto e la scuola del “non posso”

scuola-primariaPer molte famiglie si sta avvicinando l’ora di scegliere la scuola primaria in cui andranno i propri bambini, momento delicatissimo e che riempie di dubbi qualsiasi genitore, inclusa me! Sebbene a mio figlio manchino ancora un anno e mezzo di scuola materna (farà i 5 anni ad aprile), mio marito ed io abbiamo deciso di muoverci in anticipo e cominciare già da quest anno a  valutare le diverse scuole presenti sul territorio del comune in cui viviamo. Informarsi prima su orari, offerta formativa e strutturazione degli istituti è, secondo me, fondamentale per potersi orientare con un po’ più di senso critico. Nel nostro caso esistono 4 scuole elementari; due le abbiamo escluse già prima di andarle a vedere: una perché adotta le 30 ore settimanali di lezione (ovvero 3 giorni 8-13 e solo due 8-16, assolutamente improponibile per genitori che lavorano full time) e l’altra poiché mi è stata sconsigliata vivamente anche da genitori che ci mandano i loro figli a causa dell’organizzazione fisica della struttura (in alcune aree della scuola non ci sono i bagni e i bambini devono attraversare il cortile per poter fare pipì) del basso numero dei docenti di ruolo e della poca attenzione degli stessi nei confronti di bambini che manifestano disagi relazionali e di apprendimento. Ce ne rimangono solo 2: una pubblica e una privata; essendo più che certa del fatto che la differenza tra una buona scuola e una scuola mediocre la facciano le singole insegnanti e non il fatto che sia pubblica o privata, abbiamo deciso di andare a vedere entrambi gli open day per iniziare a farci un’idea. Vi confesso che la cosa mi ha completamente destabilizzato, quindi ora vi racconto la nostra esperienza.

La scuola del tutto

All’open day della scuola privata siamo stati accolti da uno stuolo di bambini festanti delle classi quarte e quinte che erano stati incaricati di svolgere il ruolo di tutor: accogliere le famiglie, accompagnarle a fare una visita guidata della scuola e affiancare i bambini nelle attività previste dall’open day. Di primo impatto la struttura non mi è piaciuta molto: vecchia anche nello stile, con corridoi piccoli, aule strettine e una mensa unica in cui rimbombava qualsiasi rumore. Aspetti positivi: un enorme giardino e due grandi spazi ricreativi che vengono utilizzati quando piove o fa molto freddo. Le attività pensate per l’open day, però erano davvero carine: un laboratorio o un’esposizione per ogni materia in cui i bambini “ospiti” potevano vedere o toccare con mano le attività che si svolgono durante l’anno, incluso l’utilizzo della LIM presente in tutte le classi della scuola; mio figlio ci ha messo un po’ a sentirsi a suo agio, ma poi si è sentito coinvolto e si è divertito molto, anche perché le insegnanti presenti erano molto disponibili e utilizzavano uno stile di comunicazione responsabilizzante per i loro alunni e accogliente per le nuove leve. Dopo una prima presentazione è arrivato anche il tanto atteso discorso della direttrice, che ci ha intrattenuto con la descrizione della filosofia della scuola (essendo privata è, ovviamente, di stampo cattolico) e le varie declinazioni dell’offerta formativa. Devo ammetterlo: alla fine del discorso avrei davvero voluto diventare la sua nuova migliore amica!
Partendo da una premessa assolutamente onesta, ovvero: “I genitori pagano una retta, quindi possiamo garantire ai bambini materiali e servizi di buona qualità“, ci ha raccontato di laboratori di inglese con insegnanti specializzati e certificazione internazionale alla fine della quinta, laboratori di teatro per stimolare lo spirito del lavoro di gruppo e della cooperazione, lezioni frontali alternate a quelle di gruppo differenziate a seconda delle esigenze dei bambini ecc. ecc. ecc. Tanto bello da sembrare quasi irrealistico, alla “modica” cifra di 2500€ all’anno, mensa esclusa. Pur avendo sentito di rette anche molto più alte di questa, mio marito ed io ci siamo fatti due conti: avendo 2 figli la spesa media di quando andranno entrambi sarebbe di circa 7000€ all’anno (retta + mensa), davvero una cifra impegnativa! Siamo quindi andati a vedere l’altro plesso.

materieLa scuola del “non posso”

Il secondo open day a cui siamo andati è stato quello della scuola pubblica. Siamo stati accolti in un ambiente ampio, spazioso, coloratissimo e strutturalmente ben organizzato dal punto di vista dell’accoglienza al bambino; persino la mensa ci è piaciuta molto poiché suddivisa in piccole stanze che possono accogliere massimo due classi alla volta, riducendo di molto i livelli di “inquinamento acustico” che caratterizza il momento dei pasti. Anche qui le classi erano piccoline, paragonate al numero di banchi stipati all’interno e anche se non erano state organizzate attività o “mostre” particolari (abbiamo scoperto solo lì che l’open day era pensato solo per i genitori…) i lavori esposti erano di buona qualità, non tanto perché gli alunni fossero stati bravi, ma perché vi si leggevano attenzione e competenza da parte degli insegnanti che li avevano organizzati. Al momento del discorso della direttrice e delle insegnanti presenti, tuttavia, il mio entusiasmo ha avuto una sensibile botta di arresto. Ogni volta che la direttrice esponeva le attività del progetto formativo era costretta a sottolineare più volte che le attività cambiano di anno in anno e si riducono sempre di più poiché i finanziamenti scarseggiano e loro non possono garantire nulla “ai posteri“; l’esempio più allarmante, dal mio punto di vista, riguardava l’insegnamento della lingua inglese: da qualche anno si sono trovati costretti a dover annullare il laboratorio di lingua straniera poichè i tagli dello Stato hanno reso impossibile avere docenti qualificati. Ne consegue che l’insegnamento dell’inglese avviene solo nelle fasce in cui almeno uno dei docenti ha conseguito l’abilitazione necessaria, per provare a garantire a più classi possibili almeno il numero di ore previsto dal Ministero.
Prego?
Se è vero che non me ne frega nulla del fatto che mio figlio possa ottenere una certificazione internazionale alla fine della quinta, è anche vero che nel mondo di oggi la lingua inglese è fondamentale e non dovrebbe essere insegnata solo “se c’è la maestra idonea“. Lo trovo agghiacciante! Stesso discorso per l’informatica e molte altre materie non più ritenute fondamentali, ma che lo sono eccome per garantire ai nostri bambini la corretta impostazione di un metodo di studio che dovrà sostenerli fino almeno ai 18 anni! Sparite le compresenze (questo lo sapevo già), materiale per la classe da portare da casa, inclusa la carta per asciugarsi le mani dopo essere andati in bagno, docenti “quasi sempre” di ruolo, LIM presenti solo in alcune aule dell’edificio e che non tutte le maestre sanno usare perché mancano i fondi per i LORO corsi di formazione… più la direttrice andava avanti, più sembrava che si stesse scusando dei continui “non possiamo“, persino le insegnanti sembravano a disagio nel dover ammettere con i genitori che “sì, certo, se gli esperti li pagate voi e arrivano un numero di adesioni sufficienti, i laboratori li inseriamo più che volentieri“.

zainetto-scuolaCome dicevo all’inizio sono e resto convinta del fatto che la differenza la facciano le singole maestre, ma trovo sia davvero frustrante scoprire che la scuola statale viva nell’universo della NON POSSIBILITÀ; i nostri bambini sono il futuro delle nostre famiglie, ma anche (e soprattutto) del nostro paese ed è davvero spaventoso rendersi conto di quanto la nostra realtà adulta non sia minimamente disposta a tenerne conto. Trasmettere l’amore per lo studio e la passione per la formazione è un DONO che insegnanti e scuole dovrebbero essere incentivati a coltivare, non costretti a rattoppare con pezzi di scarto! Quel che è peggio è che non è nemmeno colpa loro e questo scarica tutti, genitori, alunni e insegnanti, in un abisso di impotenza che trovo davvero inaccettabile!
Per quanto ci  riguarda non abbiamo ancora deciso dove mandare i nostri figli, “fortunatamente” abbiamo ancora un anno per rifletterci, sperare (utopisticamente) che qualcosa giri in positivo e che un domani tutti i bambini possano arrivare a godere di un livello di istruzione adeguata e soddisfacente.

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