Perché i bambini devono saper dire NO!

NOUn paio di settimane fa mio figlio Gabriele è andato alla festa di un suo compagno di classe. Causa piccolina malata io non sono potuta andare con lui, che è stato affidato alla mamma del festeggiato. Durante la festa, che si teneva in una ludoteca con gonfiabili, lui e un altro bambino si sono scontrati e a Gabri è uscito un po’ di sangue dal naso; mentre la mamma del festeggiato stava avvicinandosi per andare in soccorso dei due incidentati, ecco che una signora, una perfetta sconosciuta, interviene e cerca di prendere mio figlio e portarlo in bagno per sciacquargli il viso. Si è scatenato il putiferio! Gabriele si è spaventato perché non conosceva la signora e si rifiutava di andare con lei, piangendo e cercando di allontare la signora,  la mamma del festeggiato,  insieme alle altre dell’asilo, sono intervenute per riprendersi i due bambini, la signora pare si sia ritenuta molto offesa e ha accolto a male parole la carica delle altre mamme. Arrivata a casa la sera, Gabri mi ha raccontato l’episodio e quando gli ho chiesto come si fosse sentito ad essere il protagonista di questa strana situazione mi ha risposto: “Mamma, io quella signora proprio non l’avevo mai vista! Quando mi ha afferrato voleva portarmi via e io avevo paura, allora mi sono ricordato di quello che mi hai insegnato tu: se la situazione non ti piace fai rumore, vai via e cerca la mamma. Tu però non c’eri e io sono andato dalla mamma di Tommy, va bene lo stesso?”

Giuro che non me lo aspettavo! Fin da quando Gabri ha iniziato ad avventurarsi da solo nei parchetti o con la bici, ho pensato fosse utile dargli qualche nozione di “autodifesa”, ovvero insegnargli che certe situazioni possono metterci a disagio e dobbiamo sapere come allontanarci e metterci al sicuro. Non sono una paranoica che vede il pericolo dietro ogni cespuglio, ma non sono nemmeno una stupida! so che il mondo può non essere luccicante come vuole apparire. Chi non lo sa, ovviamente, è mio figlio. Ha solo 4 anni, come può anche solo immaginare che al mondo possano esistere persone con cattive intenzioni? Per quanto ne sa lui le streghe cattive esistono solo nelle fiabe! Sicuramente la situazione in cui si è trovato mio figlio non era in nessun modo pericolosa, probabilmente la signora era solo un’altra mamma, magari un po’ troppo ansiosa; la cosa importante, però, è che mio figlio sia stato in grado di riconoscere i segnali del fatto che la situazione non rientrasse nella “normalità” e che sia stato in grado di attivare comportamenti mirati per attirare l’attenzione e ricevere l’aiuto di cui sentiva di avere bisogno. Come si può fare? Ecco alcune dritte!

  • INSEGNIAMO AI BAMBINI CHI SONO:  insegnate loro che fanno parte di una realtà specifica attraverso nome e cognome, l’indirizzo di casa e come potervi contattare in caso di bisogno.  Spiegategli quali sono i membri della vostra famiglia, come si chiamano e che relazione hanno con voi; chiamare tutti “zio” e “zia” può creare confusione perché si dà l’illusione che chiunque appaia simpatico e affabile sia una persona di cui fidarsi. Non è sempre così!  Insegniamogli  a conoscere il loro corpo (intendo proprio insegnandogli i nomi CORRETTI delle parti del loro corpo), gli fornirà i termini corretti per raccontare eventuali episodi poco piacevoli senza sentirsi in imbarazzo.
  • autodifesaREGOLE CHE PROTEGGONO:aiutiamoli a conoscere i confini entro cui ci si può sentire al sicuro nella relazione con gli altri creando insieme regole che gli permettano di sapere come ci si deve comportare in certe situazioni. Prendiamo l’esempio della festa che ho descritto sopra; lì la regola era: mamma e papà devono sempre sapere dove stai andando e con chi. La spiegazione è semplice: se non sappiamo dove sei ci preoccupiamo perché non sappiamo cosa stai facendo, perché noi possiamo valutare se quel posto e quella richiesta vanno bene per un bambino della tua età. Se non la rispetti rischi di trovarti in mezzo a persone che non conosci che possono chiederti di fare cose che non sai fare e noi non possiamo venire ad aiutarti perché non sappiamo dove sei.  Se il bambino comprende la regola e le conseguenze del non rispettarla, sarà portato a mantenerla senza problemi e nel momento in cui un amichetto curioso o un altro adulto dovesse cercare di convincerlo a fare il contrario, in lui scatterebbero campanelli di allarme e disagio che lo spingerebbero a rifiutare e ad allontanarsi da una situazione in cui non si sente al sicuro.
  • PAROLE PAROLE PAROLE: viviamo nell’era digitale, cosa che ci permette di restare a contatto con l’intero pianeta in pochi e semplici gesti; spiegate chiaramente quando/come/con chi e per quanto tempo possano usare strumenti come computer, tablet, telefoni; spiegategli che si deve reagire quando qualcuno usa questi mezzi per infastidire gli altri, perché se si resta da soli e in silenzio si diventa vittime! Insegnategli e lasciate in un posto bene in vista i numeri da comporre in caso di emergenza.
  • PANCIA CHE BRONTOLA VA ASCOLTATA: i bambini devono sapere di avere a disposizione dei punti di riferimento con cui confidarsi; incoraggiateli a raccontarvi cosa succede loro sia di bello sia di brutto e aiutateli a riconoscere dei punti di riferimento esterni alla famiglia a cui rivolgersi senza paura nel caso in cui mamma e papà non siano reperibili. Prestate attenzione a emozioni e mal di pancia improvvisi, perché spesso i bambini agiscono prima di saper parlare e invitateli a raccontarvi cosa gli sta succedendo e perché si comporti in quel modo. Insegnategli a gridare forte “NO”, “FERMO” e “AIUTO” perché un bambino che reagisce spaventa la quasi totalità degli aggressori, permettendo l’aprirsi di spiragli fisici o emotivi per scappare lontano.
  • GIOCARE PER IMPARARE: utilizziamo giochi e fiabe per ripetere e imparare regole e comportamenti di sicurezza; ad esempio: giocando con i peluche potreste far finta che la bambola  si sia fatta male. Cosa dobbiamo fare? Che numero dobbiamo digitare sul telefono per chiamare aiuto? Oppure: sei al parco e un signore si avvicina chiedendoti di aiutarlo a cercare il suo cane che è scappato via. Come rispondi? Cosa devi fare se insiste? A chi devi raccontare quello che è successo? Attenzione alle risposte! Se il bambino risponde e agisce correttamente lodatelo e riconoscetegli che è stato bravo; se sbaglia spiegategli cosa non funziona nella soluzione che ha proposto e invitatelo a riprovarci.

Quanto può essere fondamentale una strategia simile nella vita? A volte penso possa essere addirittura vitale e tocca a noi genitori aiutare i bambini a conoscere i segnali del fatto che qualcosa non stia andando per il verso giusto e a capire come richiedere aiuto.

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2 thoughts on “Perché i bambini devono saper dire NO!

  1. Ciao, ci è piaciuto tanto il tuo articolo (siamo un gruppo di mamme friulane, a nord di Udine). Ci piacerebbe fare un incontro su questi argomenti, secondo te chi (che figura) dovremmo contattare? conosci qualcuno nella nostra regione in grado di farlo?
    Grazie Roberta Leonarduzzi (per le mamme di Banca Mamma e della Associazione Semi di Vita)

    • Ciao, e grazie per il complimento! Sicuramente uno psicologo è la figura migliore, meglio se specializzato in tematiche dell’infanzia per essere più centrato sui bisogni evolutivi. Altrimenti potrebbe essere adatto anche un pediatra! Purtroppo sul vostro territorio non conosco nessuno, ma se posso essere d’aiuto in qualsiasi modo non esitate a contattarmi anche via mail (trovate l’indirizzo nella pagina dedicata a chi sono). L’idea di organizzare incontri sul tema è fondamentale per una corretta prevenzione e informazione alle famiglie!

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