Cara maestra, ti scrivo…

maestra Nella mia vita come psicoterapeuta mi capita spesso di avere a che fare con le relazioni delle maestre e, ogni tanto, mi trovo davanti a scritti che hanno davvero poco a che fare con la professionalità che vi compete e che avete. Questa mia lettera, anche un po’ arrabbiata, oggi è per voi…

Care maestre,
lo so, il vostro lavoro è uno tra i più difficili del pianeta; persino Freud scrisse che:  “I mestieri impossibili sono tre: il genitore, l’insegnante e il terapeuta”, io ne svolgo due insieme e anche la maggior parte di voi, quindi possiamo dirci nella stessa barca. Tuttavia, se nella relazione di raccordo tra diversi livelli di scuola riportate frasi come: “il bambino non mi rispetta e se gli dico di no mi insulta, inoltre litiga coi compagni e gli dà ordini“, non state producendo una relazione professionale, come sarebbe voi richiesto,  ma dei capricci e degli insulti ancora più gravi rispetto a ciò che combina un vostro alunno!

Sono più gravi perché vi siete dimenticate del ruolo educativo e costruttivo che dovreste ricoprire, sono più gravi perché voi avete almeno 30 anni e non riuscite a reggere il confronto e la relazione con un bambino che dei genitori vi affidano tutti i giorni, e sono più gravi perché state apponendo su quel bambino un’etichetta che rischia di portarsi dietro per i successivi anni di studio, senza lasciargli la possibilità di cambiare il proprio destino di “monello patentato“, se non peggio.

Mi rendo conto che avere a che fare con i più piccoli e con le loro famiglie sia sempre più difficile: i bambini nelle classi sono tantissimi (minimo 20), le situazioni familiari e sociali son sempre più variopinte e non è detto che assumano sfumature brillanti, ma il vostro compito, maestre care, è quello di favorire una serena crescita emotiva e culturale, oltre alla comprensione del mondo sociale degli alunni che vi vengono affidati.

Quando scrivete frasi come quelle, esercitate un potere enorme il cui esito, purtroppo, ha risonanze negative su: autostima, fiducia, capacità di investimento sul futuro e affettività sia del bambino a cui le assegnate, sia della famiglia in cui vive. Ci avevate mai pensato? Era davvero questa la vostra intenzione? Son più che certa che non lo fosse nemmeno lontanamente! E quindi come si può fare, si deve mentire? Assolutamente no! Anche questo atteggiamento sarebbe assolutamente diseducativo e inefficace! Bisogna solo ricordarsi di staccarsi, per un momento, dal proprio risentimento personale per una situazione che vi ha indubbiamente creato difficoltà per diverso tempo e trovare il modo di offrire gli stessi concetti in chiave di crescita, magari confrontandovi con la famiglia in questione, e optare per una descrizione che permetta a chi si prenderà la responsabilità di quel alunno dopo di voi, di vederlo come una persona che ha bisogno di essere ancora guidata e non come un flagello da cui difendersi! Vi assicuro che, quando vado a parlare con le insegnanti dei miei piccoli pazienti, la risposta tipica è “ma le maestre precedenti hanno scritto questo, vuol dire che è un CASO DIFFICILE su cui noi non possiamo fare molto“…vorreste davvero che vostro figlio venisse considerato un CASO e smettesse di essere una persona? Ecco un esempio esempio di come si sarebbe potuta scrivere la stessa considerazione dell’inizio:
Il bambino fatica ancora a tollerare le frustrazioni e ha bisogno di essere rassicurato su motivazioni e conseguenze di quanto gli è stato negato, per ridurre la frequenza e l’intensità di eventuali risposte impulsive che potrebbero metterlo a disagio nella relazione con le insegnanti o i compagni di classe“.
A volte basta solo ricordarsi di essere educatori (dal latino ex-ducere, tirare fuori le potenzialità dei vostri ragazzi) e che il vostro compito è aiutare un bambino a trovare il giusto modo di spalancare le ali e iniziare a volare, invece che zavorrargliele e spingerlo a saltare da solo.

So che quando si lavora tutti insieme i risultati sono sorprendenti…non smettete di farlo voi con i vostri ragazzi!

Cordialmente

 

Dott.sa Marina Zanotta

 

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3 thoughts on “Cara maestra, ti scrivo…

  1. Non sono una terapeuta, ma un genitore, e ho per lavoro spesso a che fare con gli insegnanti. Per fortuna non tutti sono così, ma tanti si….si dimenticano quale è il punto e buttano via il bambino con l’acqua sporca, facendo danni a volte quasi irreparabili. Grazie per questa lettera, grazie per queste parole. Concordo al 100%.

  2. Grazie mille di questa lettera concordo in pieno Claudia mamma del piccolo Diego quasi 4 anni dovremo appenderla in tutte le scuole materne!!!!!!!!

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