Medea

Medea, foto Marco CaselliSembra quasi un paradosso: ci stiamo avvicinando al Natale e le cronache raccontano, di nuovo, di madri assassine o presunte tali; donne allo stremo che arrivano a uccidere i propri figli. Il solo pensiero non può che far accapponare la pelle! Tutti si domandano il perché del gesto, come, quando, con quali forze e, soprattutto, come è possibile che non ricordino nulla. Non conosco i singoli casi e non mi permetterei mai di sostituirmi a chi ha il compito di dar corso alla giustizia; ma forse si può cercare di riflettere insieme, perché la reazione istintiva è “NON MI RIGUARDA“, ma sono una madre anche io. Non può non riguardarmi.

La sindrome di Medea

Per chi non lo sapesse, Medea è una figura della mitologia greca: figlia della maga Circe e moglie di Giasone, massacra i suoi stessi figli per punire il marito che l’aveva ripudiata e abbandonata. Il caro vecchio Jung ci insegna che i miti racchiudono le principali pulsioni umane, nel bene e nel male. Questo non fa eccezione!
Medea è una donna LIBERA che AMA e vive il suo amore combattendo accanto al suo uomo e generandone i figli; quindi esprimendo la potenza estrema di questo sentimento. È, tuttavia, anche una donna fragile, che deve corrispondere ad aspettative alte della società in cui vive, che la vorrebbero madre modello e moglie devota. Ruoli che non riesce più a ricoprire dopo essere stata ripudiata sia dal marito per una donna più giovane, sia dalla società in cui vive che la ritiene, quindi, inutile… 2000 anni dopo la storia continua a ripetersi!
Nella società di oggi le varie Medea sono spesso accomunate da differenti livelli di disagio: familiare (abuso, tradimenti), sociale (famiglie povere, basso livello culturale e senza sostegno socio-economico) e personale (depressione anche post partum, stress, problemi psichici o fisici loro o dei figli). Insomma, sono persone/donne e madri che si sentono ABBANDONATE a loro stesse e a dover rendere conto di un ruolo che non sono più in grado di sostenere. Poco importa mascherarsi dietro a frasi fatte, quali “ma i figli sono l’amore più grande“; quando la disperazione arriva le luci si spengono.

E basta.

Chi quella luce l’ha persa non può che vivere questo momento in modo intollerabile e tutte le paure, le ansie e le fragilità sovrastano l’ennesima Maschera che viene chiesta loro: la mamma felice. Se si rimane da soli, però, è la Medea strega che vince.

cancellaL’oblio che salva o condanna

Molte delle donne che compiono questo gesto dicono di non ricordare nulla di quanto avvenuto e spesso rifiutano con forza anche solo l’idea di aver potuto compiere un gesto così atroce. Finzione? No, autodifesa! Il nostro essere umani ci rende vincolati a tutta quella serie di regole pratiche e morali che ci fanno sentire integrati e accettabili ai nostri occhi e al resto del mondo. Un gesto come quello non è, evidentemente, accettabile e dimenticare è l’unica cosa che permette a quelle donne di sopravvivere a quello che hanno fatto. Come tutti i meccanismi di difesa, però, non sempre funziona e chi di loro ricorda è condannata a morte da se stessa, prima ancora che da leggi. Ecco perchè spesso sentiamo parlare di omicidi associati a suicidi tentati o riusciti.

Prevenire? Dovremmo iniziare a farlo!

Una delle domande che il mondo si dimentica di farsi, davanti a notizie come quelle, è “cosa si sarebbe potuto fare prima?“; come sempre si dovrebbe partire dall’imparare a considerare i propri limiti come qualcosa da rispettare e non da ignorare in nome di “cosa gli altri vorrebbero che io fossi“. Quando la realtà diventa più difficile di quello che possiamo affrontare in quel momento, sapere di poter chiedere aiuto ad amici, familiari ed esperti può essere un’ancora di salvezza. Certo, anche la società che ci circonda potrebbe fare il suo, attivando politiche di welfare che affianchino le famiglie quando aspettano un figlio, ma anche dopo, sostenendo i genitori nel LORO percorso di crescita. Tutto questo nel settore pubblico manca quasi totalmente e il settore privato, spesso viene visto con diffidenza perché considerato troppo oneroso…non è vero! sono sempre più numerose le associazioni che attivano servizi a costi calmierati, proprio per venire incontro a chi ha bisogno di aiuto, ma deve anche fare i conti a fine mese!
Ma questa è un’altra storia e la si dovrà raccontare un’altra volta.

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