La stanza dei bambini

psicoterapia bambiniPronto dottoressa? Sono la mamma di X, avrei bisogno di un appuntamento per parlarle di mio figlio“. La maggior parte delle telefonate che ricevo comincia in questo modo: la richiesta di aiuto di qualcuno che si rende conto che da solo è difficile andare avanti. Ma quanto è difficile e doloroso alzare la cornetta e ammettere, davanti ad un perfetto sconosciuto, che un aspetto della nostra vita è ormai completamente fuori dal nostro controllo! Il lavoro nella stanza di analisi è spesso lungo e difficile e richiede una notevole dose di fiducia nel terapeuta a cui ci si affida…se poi ci si deve mandare il proprio figlio l’equilibrio è ancora più fragile. Una delle domande che mi rivolgono più di frequente i genitori è: “Ma cosa farete? Come farà a far guarire mio figlio?“. Oggi vorrei provare a raccontarvelo…

La psicoterapia con i bambini

Quando un bambino varca la soglia del mio studio, ha bisogno di capire chi sia io e come funzioni il mio modo di lavorare, tanto quanto io ho bisogno di capire chi sia lui/lei e quale sia la domanda che mi sta facendo. Già, perché coi bambini vale lo stesso principio che vale con gli adulti: sei tu a dover raccontare a me cosa ti fa stare male. Io non mi sono laureata ad Hogwarts, non so fare magie; però so ascoltare e lavorare con le persone che incontro perché (ri)scoprano la loro strada. Per questo motivo è necessaria una prima fase di assesment, ovvero valutazione, in cui propongo ai bambini disegni, fiabe e giochi per capire chi ho davanti. Finita questa fase incontro i genitori per raccontargli cosa ho visto e decidere, insieme, un piano di azione. Da qui in poi comincia il lavoro vero e proprio: io ho il compito di avere in mente gli obiettivi da raggiungere; la strada da percorrere, però, la costruisco col bambino! Potranno servire fogli di carta, tempere, giochi, tappetini e, perché no, farina e lievito…ogni bambino è diverso e ogni bambino ha il suo modo di esprimersi; quello che è certo è che la rotta viene tracciata assieme e che solo chi entra può valutare se e quanto gli sia utile. Probabilmente starete pensando che la gente mi paghi per giocare…beh, il mondo dei bambini si basa su cose concrete; i mostri sotto al letto non si sconfiggono di certo con una chiacchierata!
La parte che più preferisco, però, è quando si accorgono di quanto siano già bravi a camminare da soli, perchè scoprono di avere una cassetta degli attrezzi super fornita e facilmente afferrabile….è a questo punto che arriva il saluto e la voglia di continuare a giocare in altre stanze e con altre persone. Ovviamente anche i genitori sono arruolati in questo percorso, con incontri riservati a loro e, se necessario, compiti da svolgere!
Quale sia la strada di queste famiglie, poi, resta spesso un mistero; ma i miracoli accadono se si aiuta qualcuno e le persone che lo circondano a (ri)credere in se stessi, non vi pare?

scalaSolo uno tra i tanti…

Vorrei chiudere questo post raccontandovi la storia di Y, uno tra i tanti cuccioli che hanno varcato la mia soglia e di cui ho avuto, recentemente notizie.
Y era un bambino arrabbiato e spaventato: le maestre della prima elementare lo vedevano come una delle cause della confusione che regnava in classe; i genitori lo vedevano come il loro fallimento. Un bambino che picchiava, sputava, rispondeva a male parole e si rifiutava di stare alle regole. Il pediatra li spedì da me dando loro la certezza che glielo avrei “riaggiustato“. Richiesta assolutamente irrealizzabile! Nei due anni successivi passai il mio tempo a scoprire insieme a Y quanto di bello ci fosse in lui e quali fossero i modi più corretti e meno faticosi per far sì che anche il resto del mondo se ne accorgesse. Siamo passati (genitori inclusi) attravarso una relazione difficile con le insegnanti che volevano una certificazione di iperattività o di disturbo dell’apprendimento (dislessia e simili), abbiamo svoltato in una scuola nuova e più attenta; siamo passati attraverso urla, giochi, disegni e incontri con genitori che faticavano ad accettare cambiamenti e parti inamovibili di Y, ma ce l’abbiamo fatta. Un pomeriggio Y entra in studio e annuncia: “Sai, Marina, a me piace venire a giocare con te; ormai sei quasi una mia amica, ma io voglio giocare con gli altri bambini e camminare da solo!“. Tra abbracci e commozione ci siamo salutati e poi, qualche sera fa, il telefono squilla di nuovo…

“Pronto, dottoressa, scusi l’ora! Sono il papà di Y, volevo ringraziarla perché lei è stata la prima a dirci e a insistere col fatto che nostro figlio non fosse iperattivo, ma che dovessimo capire come incanalare la sua espressività. Bene, per assecondarlo l’anno scorso lo abbiamo iscritto a danza è un mese fa è stato preso dall’Accademia della SCALA! Grazie per averci ripetuto fino allo sfinimento che Y era un bambino da ascoltare e non da bloccare”.

La terapia con questo bimbo è finita 2 anni fa; lui oggi ha 9 anni, ed è bello sapere che credere in qualcuno, aiutarlo a guardarsi con  occhi diversi  e aiutare dei genitori a farlo insiem a lui/lei dia risultati sorprendenti!

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7 thoughts on “La stanza dei bambini

  1. Questa storia mi ha ricordato molti bimbi che ho conosciuto e che non hanno avuto la fortuna di avere genitori e terapisti pazienti e amorevolmente consci…. quante sofferenze, umiliazioni, dolori e doni sprecati, o quantomeno nascosti in queste vite meno fortunate. Mi hai commosso.

  2. Devo trattenere le lacrime.. perchè sono una mamma e quella è una delle paure che mi assilla. Ora è piccolo, ma poi chissà.
    Vedi però che tutto sommato quel pediatra c’ha preso. L’unico in tutto il marasma. Non l’avesse indirizzato a te chissà che fine avrebbe fatto.

    • Grazie mille per queste parole! In realtà questo post ha anche un altro scopo: aprire uno spiraglio sul porre fiducia nel lavoro di professionisti specializzati come medici o psicologi, perchè è anche grazie al nostro lavoro che anche le situazioni più complesse possono sciogliersi. Spesso sento genitori dire “no, mio figlio da uno psicologo MAI!”…peccato! Non si rendono conto che stanno togliendo una risorsa al futuro di un piccolo, che ha bisogno e diritto di essere accolto in una difficoltà e aiutato a ritrovare la propria strada.

      • Purtroppo il problema che un genitore non voglia portare il figlio dallo psicologo è solo la punta dell’iceberg. Fa parte di quei comportamenti scorretti che hanno influito a rendere il problema quello che è.
        Comunque di sicuro post come questi fanno un’ottima pubblicità alla categoria!

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