Riflessioni della buona notte

nannaQulche  sera fa Gabri (3 anni) mi ha chiamato piangente dalla cameretta: aveva fatto un brutto sogno. Dopo averlo calmato e rassicurato mi ha chiesto di fermarmi un po’ con lui; voleva un po’ di coccole. Complice il fatto che ero tornata presto dal lavoro non mi è pesato dire di sì, ma ci son delle volte in cui è difficile! Il lavoro, la stanchezza quotidiana, i panni da stirare ecc. le scuse per dire “no, ora torno di là” sono infinite e spesso ci fanno scordare quanto sia difficile, per i nostri piccoli, il distacco della sera.

La coperta del buio

Salutarsi la sera è qualcosa che spaventa: improvvisamente si viene calati in una realtà buia, in cui non si può giocare, non si vede quasi nulla e, soprattutto, non ci sono mamma e papà! Tutto si amplifica: le ombre si allungano, i rumori diventano sospetti perché non se ne percepisce la fonte, i volti di poster e pupazzi assumono fattezze inquietanti. Come se non bastasse mamma e papà continuano la serata facendo cose SENZA DI ME...che si tratti di stirare, guardare un film o crollare sul divano; la sera parla di un mondo misterioso da cui i piccoli sono esclusi, infatti se fanno capolino in sala parte immediato il “fila a letto!“. Come possiamo pretendere che i nostri bimbi accettino la cosa senza battere ciglio? Forse dovremmo ricordarci che spegnere quella luce non vuol dire spegnere i bambini come fossero un computer; ci vanno di mezzo emozioni legate al distacco (ci saranno ancora domani mattina? Mi mettono a letto perché non mi vogliono più?), e la difficoltà di chiudere le esperienze legate alla giornata (ho fatto tante cose e sono bello agitato; da solo fatico a rilassarmi perché sono solo un bambino). Come possiamo, noi adulti, dimenticarcene e liquidare tutto con un “Dormi!”…come se bastasse una formula magica per far sparire giochi, voci, salti e rumori?
Non ci vuole tanto: io stessa, con due bimbi piccoli e una schiena semi distrutta, spesso vorrei cancellare questo passaggio con un colpo di bacchetta, per andare a svenire sul divano, e ogni volta che faticano ad addormentarsi, chiamandomi 300 miliardi di volte, sbuffo come una locomotiva! Quando arrivo in cameretta, tuttavia, basta uno sguardo a quei visini, a metà tra il preoccupato e lo speranzoso, per capire che non si tratta sempre di capricci, ma di una reale richiesta di vicinanza fisica e affettiva; una sorta di “ci sei, vero?” a cui non si può rispondere con un rifiuto, perché vorrebbe dire rifiutate LORO. Vorrebbe dire un “mi stai bene solo finché non scade il tempo “; ma come si può amare col timer da cucina? Essere rifiutati in nome di un impegno più importante (stirare!) è una ferita che ci si porta dentro e che fa crescere col dubbio di essere di troppo; un oggetto simpatico, ma che va riposto nella scatola quando annoia.
Siamo tutti genitori stanchi, con mille pensieri e con la voglia di un po’ di silenzio dopo una giornata di “maaaaammmaaaaaa!”, ma di questo i bambini non hanno colpa; a loro interessa soltanto esser sicuri che mamma e papà continuino a pensarli e a volergli bene anche se non sono lì con loro…insomma, vogliono esser sicuri che l’amore non finisca quando il sole tramonta. È una richiesta così inaccettabile?

lunaL’amore conta!

Forse il problema è più di noi adulti ed è legato alla difficoltà di accogliere e tollerare una richiesta di amore così grande come quella che ci pongono i bambini; un amore che non conosce orari e pause, un amore che deve esserci SEMPRE, altrimenti distrugge chi ne rimane privo. La vita è difficile e ogni adulto ha dovuto vivere la disillusione di quel amore, poiché, crescendo, ci si rende conto che i destinatari di quel sentimento non erano così perfetti e assoluti come avremmo voluto. Sentire su noi genitori il peso di quel sentimento è qualcosa di difficile, perché noi sappiamo già di non poter corrispondere ad un’aspettativa così enorme; come rispondiamo? Ci nascondiamo dietro ad un dito e fingiamo di non vederlo, camuffandolo da “capriccio” e rifiutandoci di goderne a pieno.
Che sciocchi però…per la prima volta nella nostra vita il desiderio (infantile) di essere così importanti per qualcuno si sta realizzando e noi, di tutto quel amore, non sappiamo che farcene, e allora giù con regole, libri, voci alzate e discussioni con gli esperti su quanto sia terribile che nostro figlio ci voglia accanto a sè proprio nel momento in cui la chat del calcetto (o del gruppo di shopping) sta vibrando! Tutto questo, ahimè, lo  rimpiangeremo quando i nostri figli diventeranno adolescenti ruvidi e poco inclini alle coccole di mamma e papà. Eppure basterebbe così poco per addormentarsi col sorriso… giusto il tempo di un altro bacio della buona notte.

La sera, quando va a letto, chiama la persona che ama e vorrebbe che non lo lasciasse (…) l’adulto passa accanto a questo mistico amore senza riconoscerlo: ma badate, quel piccino che vi ama crescerà e scomparirà. Chi vi amerà come lui? Chi vi chiamerà andando a letto, dicendo “stai qui con me”, anziché dire con indifferenza “Buona notte”? (…) noi ci difendiamo da quel amore e non ne troveremo mai un altro uguale! E diciamo inquieti “non ho tempo, non posso, ho da fare” mentre in fondo pensiamo “bisogna correggerli, i bambini, se no si finisce per essere loro schiavi”.
(M. Montessori, Il segreto dell’infanzia, 1938)

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