Bambini tra palco e realtà

TeatroAllaScalaAttenzione, questo è un post  molto polemico!. Non pretendo di possedere la verità assoluta, non mi interessa nemmeno; questo post nasce da una riflessione sull’uso dei bambini nei nostri media. Gli scopi sono vari, che si tratti di un servizio di cronaca (nera), di un programma pseudo edcativo o culinario, ma il risultato non cambia: bambini che vengono venduti ai media per soddisfare le aspirazioni e il voyeurismo di un mondo adulto, ormai troppo asuefatto per capire la differenza tra palco e realtà (sì, la citazione al Liga è voluta).

Saltellando tra canali televisivi, pagine web e programmi mirati, mi son trovata più volte a riflettere sull’uso che  noi adulti facciamo dei bambini nei media…ne sono uscita abbastanza disgustata. Le mie riflessioni di oggi si muvono su tre esempi concreti: i bambini uccisi a Gaza in questi giorni, i programmi di intrattenimento come Masterchef Junior e quelli che si spacciano per educativi come SOS Tata.

palco libro austriaI morti non parlano, le immagini sì

Cronaca di questi giorni è la ripresa dei massacri nella striscia di Gaza, fenomeno socio culturale che si protrae da tempo immemore e che ha visto, negli ultimi giorni, anche il massacro di alcuni bambini che giocavano su una spiaggia. Se è vero che la guerra è guerra e non guarda in faccia a nessuno, c’è però da chiedersi se si sia trattato di una casualità: i bambini si trovavano in una spiaggia a pochi passi da uno degli alberghi in cui risiedono i giornalisti internazionali e i due razzi lanciati li hanno proprio mirati (il primo ne ha colpiti 3, il secondo gli altri 3 mentre scappavano per mettersi al riparo). Chiunque fosse alla guida di quella maledetta motovedetta sapeva quello che faceva! Sapeva che i media occidentali avrebbero gongolato su uno scoop servito su un piatto d’argento e avrebbero dato risalto al suo gesto. I bambini non sono stati un caso! L’infanticidio non è inusuale in natura: qualsiasi capobranco, per affermare la sua autorità, uccide i cuccioli del precedente…la differenza è che non li trasmette in mondo visione per soddisfare il voyeurismo occidentale che si indegna tantissimo al vedere queste cose, per poi continuare a fregarsene beatamente e a portare avanti la propria vita pseudo perfetta. Il rispetto per quelle povere famiglie dove va a finire? Che pregio c’è nello sbandierare a destra e a manca dei corpi mutilati o con teste sfondate, solo perché bambini? e il resto delle vittime, allora? evidentemente non fanno notizia. Noi ci immaginiamo indignati e immacolati davanti a queste atrocità e siamo così ciechi da non capire che rimbalzando quelle immagini ovunque, non facciamo altro che confermare la loro opinione relativa ad un mondo occidentale pigro, egoista e immobile verso i diritti umani di adulti e bambini. In pratica ci danno quello che vogliamo: qualcosa di cui sparlare.

filetto alla wellingtonGiochi e carriere

Una delle novità delle programmazioni culinarie riguardano i programmi in cui i concorrenti sono bambini; per quanto il clima sia molto più rilassato rispetto alle edizioni per adulti, rimango sempre molto perplessa nel vedere ragazzi che si atteggiano come professionisti al punto che non ho più saputo se ridere o mettermi a piangere quando, ancora nella fase delle selezioni, alcuni concorrenti hanno sottolineato l’importanza del programma per il loro futuro Curriculum Vitae, oppure appellandolo come un ottimo biglietto da visita per la loro futura carriera. Per non parlare anche delle edizioni straniere in cui bambini di massimo 12 annni reputano il fallimento del filetto alla Wellington (uno dei cavalli di battaglia dello Chef pluristellato Gordon Ramsay) come un fallimento personale che li porterà alla chiusura della loro carriera da Chef…stiamo parlando di BAMBINI o di cosa? Se mio figlio dimostrasse una passione per l’alta cucina non esiterei un attimo nell’assecondarlo, iscrivendolo a corsi e a quant’altro; ma se mi venisse a dire, a 9 anni, che la sua carriera è finita perché non l’hanno preso in una trasmissione televisiva, mi farei più di una domanda su che genere di genitore io sia diventato! L’infanzia è il periodo dei giochi e della spensieratezza, non del lavoro e del guadagno…probabilmente non tutti i genitori, fuori e dentro il teleschermo, se lo ricordano…

videocameraMary Poppins è una dilettante

Ormai da anni spopola in Tv il programma delle Tate in grado di risolvere tutti i problemi del mondo. Ho già espresso più di una volta il mio dissenso sul programma e sulle pratiche educative divulgate; oggi però la mia riflessione riguarda i bambini di quelle famiglie. Possibile che nessuno si chieda mai come stiano quei bambini a veder i loro disagi proiettati sul teleschermo di mezza Italia, solo perché mamma e papà hanno firmato un foglio di carta? Chi si prende cura del senso di umiliazione che si può provare ad essere additati da tutti come “sbagliati” perché capricciosi/ribelli ecc.? Chi ha mai chiesto a quei bambini se era davvero la tata quello che si aspettavano per sciogliere le tensioni in famiglia? Voi come vi sentireste? Se è vero che il compito delle Tate non dovrebbe essere cambiare i bambini, ma sostenere i genitori (pensate a Mary Poppins, pure lei è lì per gli adulti e non per i due piccoli) perché sono i bambini quelli messi in primo piano? Perché la stragrande quantità dei genitori ritiene veritiero il fatto che basti appendere 4 regole al frigo per una settimana perché tutto vada a posto? Perché le tate lasciano i bambini da soli al buio, incitando le mamme a non cedere ai LORO capricci? Ma a che razza di idee ci stiamo riferendo? Pensiamo davvero che noi, solo perché adulti, deteniamo il potere assoluto e siano i bambini a dover adeguarsi al nostro modo di giudicare il mondo, al punto tale che si debbano mettere alla pubblica gogna (la tv) quelli che trasgrediscono? e se il ribelle fosse nostro figlio, davvero chiameremmo una tata o preferiremmo lavorare INSIEME per risolvere il problema? Forse la voglia di apparire e diventare famosi, seppure per pochi giorni e anche solo nel nostro quartiere, è nettamente più forte dell’amor proprio, al punto tale che non si esita a “vendere” i propri figli al prezzo di una videocamera.

Spero che questo post, volutamente polemico e forte, susciti qualche reazione; nel frattempo spengo la tv e vado a godermi i miei figli per quello che sono, non per il prezzo della loro immagine.

Abbiamo facce che non conosciamo
ce le mettete voi in faccia pian piano.
E abbiamo fame di quella fame
che il vostro urlo ci regalerà.
E abbiamo l’aria di chi vive a caso
l’aria di quelli che paghi a peso.
E abbiamo scuse che, anche se buone,
non c’è nessuno che le ascolterà.
E poi abbiamo già chi ci porta
fino alla prossima città.
Ci mettete davanti a un altro microfono
che qualche cosa succederà.

Siam quelli là siam quelli là siam quelli là.
Quelli tra palco e realtà.
(Tra Palco e Realtà, Ligabue)

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2 thoughts on “Bambini tra palco e realtà

  1. Bellissimo post complimenti, concordo con tutto, ahimè però ho forti dubbi sul fatto che qualche genitore si svegli dal torpore di tutto quello che ci viene propinato….ma chissà mai dire mai.

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