Guarire abbracciando: il bisogno di contatto del bambino

Carlotta malataLa scorsa notte l’ho passata praticamente in bianco: Carlotta aveva quasi 40 di febbre e, nonostante la tachipirina, faceva molta fatica a rilassarsi e a dormire da sola nel suo lettino. Come spesso accade nei piccoli ammalati, ricercava costantemente il mio contatto e si rannicchiava tra le mie braccia per essere coccolata. Alla fine, pur sapendo che mi sarei svegliata con la schiena rotta, l’ho portata nel lettone, dove ci siamo regalate entrambe sonnellini di 30/40 minuti fino al mattino (lei, rigorosamente con la tetta in bocca). Al risveglio, pur avendo ancora la febbre, la nostra piccola pulce stava decisamente meglio. Coincidenze o merito del contatto? Ovviamente sono andata ad indagare…

Essere genitori a contatto

Negli ultimi anni si sta tornando a dare attenzione al bisogno di contatto che i bambini manifestano fin dai primi istanti di vita; come spesso accade, ahimè, la pratica di tenersi vicini i figli è spesso oggetto di critiche: “lo/la vizi troppo”, “vuoi farlo/a diventare un mammone”, “Sei una mamma apprensiva” ecc. sono i complimenti migliori che i genitori di questo tipo si sentono fare. Sinceramente non sapevo nemmeno esistesse una categoria per genitori che abbracciano e tengono vicini i propri figli (alto contatto) e una per quelli che non lo fanno (basso contatto) e trovo ridicolo che debbano esserci dilungamenti scientifici per stabilire quale delle due sia migliore. Se ci fermassimo ad osservare i nostri figli noteremmo da soli che ricercano il nostro contatto fisico quando sono stanchi/malati o spaventati da qualcosa, così come lo fanno quando hanno solo bisogno di coccole. Assecondare questo desiderio non solo mi fa tornare in mente il concetto di Bowlby a proposito del genitore come base sicura per lo sviluppo del bambino (ovvero quello che dice: “vai, io sono qui, se hai bisogno mi trovi al tuo fianco”), ma mi fa anche venire in mente quanto bello sia, da genitore, sentire il calore e il profumo del proprio bimbo e toccare con mano la fiducia e l’amore che mettono in noi nel momento in cui si sentono abbastanza al sicuro per potersi rilassare. Questo vuol dire essere un genitore ad alto contatto? allora mi ci rispecchio in pieno, anche se mi riesce più facile pensare che la qualità dell’affetto passi dai gesti fatti insieme, più che da quanto tempo nostro figlio rimarrà nella fascia piuttosto che nel passeggino! Mi torna in mente la frase di Leboyer (Shantala)

“Essere portati, cullati, essere tenuti, massaggiati, sono tutti nutrimenti per i bambini piccoli, indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più.”

Ed è, per giunta, qualcosa che ha il potere di curare…

La marsupio terapia

La terapia del contatto, intesa come il tenersi i bimbi addosso, è una pratica assai diffusa nei casi di prematuri, perché porta sensibili benefici dimostrati anche a livello scientifico ed è, ovviamente, adattissima anche per tutti i bambini nati a termine!
Primo tra tutti i benefici è il fatto di poter essere confortati dal profumo e dall’abbraccio del genitore, inoltre la possibilità di attaccarsi al seno con facilità permette al bambino di autoregolarsi in termini di idratazione e nutrimento. C’è anche da dire che i neonati prematuri o malati hanno basse capacità di regolare autonomamente il ritmo cardiaco e la temperatura corporea; stare a contatto con il calore del corpo e con il battito cardiaco della mamma li rassicura e facilita in questo compito, favorendo i processi di guarigione. Ovviamente i benefici avvengono a cascata anche su respirazione/sonno/relazione genitore-figlio ecc.

Ad essere onestà non pensavo di aver fatto chissà cosa nel portarmi la cucciola ammalata nel lettone, ho agito d’istinto così come faceva lei nel rannicchiarsi tra le mie braccia e cercare conforto. Sono più che sicura che tenere più a stretto contatto i propri cuccioli malati sia qualcosa che l’istinto materno prevede da millenni e non la scoperta di due neonatologi colombiani degli anni ’70 (Rey e Martinez, n.d.a.); purtroppo la nostra società e la nostra cultura tendono a far mettere in secondo piano gli istinti a meno che non abbiano un fondamento scientifico che le avvalori. Per fortuna, ogni tanto, mi ricordo anche di ascoltarmi e di sorprendermi di quanto naturale sia prendersi cura dei miei cuccioli.

 

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