Alla parola ALLATTAMENTO scatenate l’inferno

carlotta ed ioOggi non ho voglia di fare la brava blogger che dispensa consigli e informazioni utili, oggi ho voglia di arrabbiarmi perché ritengo assurdo che, in qualità di mamma, si debba temere di potersi confrontare con qualcuno su una tematica delicata come quella dell’allattamento. A guardare il mondo reale e il web sembra che esistano solo fazioni estremiste: le “talebane” della tetta e le “talebane” del latte artificiale, sempre pronte a dare addosso a chiunque osi contraddire le loro conoscenze. Chi prova a porsi nel mezzo o non capisce nulla, o non è un bravo genitore, o fraintende. Sempre.

Da neo mamma bis, mi sono ritrovata di recente a dover affrontare un problema con la mia bambina: da oltre un mese non aumentava quasi di peso. Ora, io non sono una mamma particolarmente ansiosa, ma i controlli dal pediatra servono anche e soprattutto per ottenere risposte alle mille e più domande che brulicano nella testa di noi mamme. Per questo motivo mi sono rivolta al mio e, dopo un mese di monitoraggio (abbiamo controllato che il latte ci fosse, che lei si attaccasse bene, che io non avessi bisogno di vitamine ecc.) l’attenzione del medico si è spostata sulla bambina. Escluse cause mediche che avrebbero potuto interferire con l’alimentazione, l’ipotesi più probabile che rimaneva era proprio che la signorina iniziasse ad avere bisogno di altro, dal punto di vista alimentare; motivo per cui mi ha consigliato di iniziare a dare la frutta in integrazione (NON sostituzione) della poppata di metà mattina. L’idea di base è che, essendo una bimba già interessata al cibo, introdurre sapori nuovi e nuove consistenze l’avrebbe invogliata a mangiare di più e meglio.

Da mamma ingenua (sarò anche al secondo, ma non si finisce mai di imparare) ho postato la cosa sulla mia pagina personale di FB, nella (vana) speranza di ricevere vicinanza dalle altre mamme che conosco. Il risultato? Una bagarre infinita che aveva come tema principale la competenza professionale del mio pediatra e la mia capacità di scegliere autonomamente cosa fosse meglio per mia figlia. Ora: io i consigli li accetto sempre volentieri, ma quando si parte sbandierando vessilli del tipo “io so tutto, tu e il tuo medico (di cui nemmeno si conosce il nome, figuriamoci il curriculum formativo o le capacità professionali) non capite nulla” a me, personalmente, passa la voglia di ascoltare prima ancora di sapere se le opinioni che si portano siano o meno fondate!

Tutta la discussione nata mi ha lasciato un amaro in bocca incredibile, al punto tale da mandarmi in crisi e chiedermi se stessi davvero agendo per il bene della mia bambina o se rischiassi di fare qualcosa di profondamente sbagliato. Quando si toccano argomenti come allattamento e svezzamento ci si sente strattonati a destra e a manca; nessuno si ferma a pensare a come tutte quelle risse possano far sentire una neo mamma che, per quanti figli possa avere, si sente e si sentirà sempre fragile e impotente quando succede qualcosa che va oltre la sua comprensione. Certo, documentarsi e avere le informazioni corrette è fondamentale, ma la grossa differenza, che permette ad una mamma di riacquistare fiducia nelle sue competenze genitoriali, la fanno sia il modo in cui queste informazioni vengono passate, sia la possibilità di avere intorno a sé sostegno e supporto nei momenti delicati. Tutto questo, spesso e volentieri, non esiste. È più facile gridare all’errore madornale che fermarsi a chiedere “ma tu come stai? Cosa ne pensi? Come ti senti all’idea di fare questa scelta?” e il risultato è che le mamme si ritirano, insicure sulle proprie competenze, perché si sentono giudicate qualsiasi scelta compiano, in nome di una presunta disinformazione planetaria. Si mettono in secondo piano sia l’osservazione e la comprensione dell’altro, uniformando qualsiasi caso (o persona?) ad una teoria, sia la dimensione umana e relazionale di una famiglia che cerca di crescere i propri figli nel miglior modo possibile.

Volete sapere quale sia stata la nostra scelta? Ascoltare il nostro pediatra, che, oltre ad essere un valido professionista si è sempre dimostrato disponibile ad un confronto costruttivo con noi e le nostre paure, e proporre la frutta a Carlotta. Il risultato è che la nostra monella ha dimostrato grande apprezzamento nella variazione della sua alimentazione (in cui il latte materno rimane l’alimento principale) e ha ripreso a mangiare e a crescere a pieno ritmo. A volte basta solo fermarsi e guardare chi si ha di fronte, per capire quale sia la strada migliore da prendere insieme.

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3 thoughts on “Alla parola ALLATTAMENTO scatenate l’inferno

  1. Secondo me hai fatto la cosa migliore. Ogni bimbo è diverso e ha le sue personali esigenze, davanti alle quali crolla qualunque teoria! Lei sa sicuramente più di chiunque altro di cos’ha bisogno. Tempi e scadenze fisse non ce ne sono 🙂

  2. Capisco bene ciò che provi e che racconti… Credo (per la mia esperienza e per il mio modo di sentire) che ci si debba trovare nelle situazioni per poter decidere e che non si debba giudicare le decisioni altrui, anche perché in situazioni simili la differenza la fanno, a volte, i protagonisti… PRIMA di Vittoria mi ero fatta il mio film: alla domanda “allatterai?” restavo sempre interdetta, perché non mi ero mai posta la domanda… credo sia una cosa naturale e pensavo che non l’avrei fatto solo se la natura, per 1000 ragioni sue, avesse deciso diversamente; ma, al contempo, pensavo anche che l’avrei fatto x circa 6 mesi, per poi passare allo svezzamento, per rendere più indipendente il/la bimbo/a e perché avevo letto che questo era il tempo giusto per passare anticorpi etc etc… Poi all’ospedale e, soprattutto, ad incontri a cui mi avevano consigliato di partecipare per apprendere la maestrìa dell’allattamento al seno etc (nonostante non abbia mai avuto problemi e nonostante tutti mi dicessero che Vittoria aveva “un attacco da manuale”…) mi avevano fatto balenare l’idea che il consiglio da seguire fosse quello dell’allattamento al seno fino ai 24 mesi (???)…
    Sai cos’ho deciso io (anche se, ovviamente, a volte avevo dubbi, ripensamenti, timore di scegliere la via sbagliata -qualunque cosa avessi scelto-…)? Di ascoltare col mio fisico, col mio cuore e col mio istinto ciò che BabyVitt voleva dirmi… E così ho fatto (allattamento esclusivo prima, poi al pomeriggio e ancora la notte dopo il rientro al lavoro e distacco definitivo dal 13° mese) e siamo state a stiamo benissimo entrambe 🙂
    Continuo a credere fermamente che allattare sia un’esperienza meravigliosa (e utile x la sana crescita del bambino)… solo se la natura consente a mamma e figlio di goderne appieno! Sforzarsi, invece, di allattare se uno dei 2 non si sente “a proprio agio” nel farlo credo che apporti solo stress, ansie e sensi di colpa, più che anticorpi 😉
    Ròby

  3. Ciao il tuo post è vecchio, quindi immagino che la tua bimba ormai mangi di tutto, ma volevo complimentarmi per la fermezza d’animo. Ricordo benissimo la fragilità che ci accompagna anche con il secondo figlio, e non è facile non farsi influenzare da quelle mamme che sembrano sapere tutto, loro, ed essere così sicure di tutto…io avevo così poche sicurezze e il pediatra mi ha davvero aiutato tanto
    ciao

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