Depressione post parto: cos’è e come si affronta

L’arrivo di un bambino è una cosa meravigliosa, ma fare la mamma non è per niente facile! Per quanti figli si abbia, ogni volta che si lascia l’idilliaca realtà del reparto maternità, in cui tutti ti coccolano e tu non devi far altro che riposare, allattare e mostrare il nuovo nato, si ricomincia tutto da capo: sveglie notturne, umori ballerini, far coincidere ruoli e aspettative nostre e altrui. In alcuni casi, può capitare di sentirsi fragili e incapaci e l’umore comincia a risentirne. Nell’80% dei casi questo stato rientra da solo dopo i primi mesi, infatti si parla di baby-blues ed è una condizione non patologica perché è legata al fatto che la mamma abbia bisogno di tempo per adeguarsi fisicamente e psicologicamente alla nuova situazione (e vi posso garantire che non è un’impresa facile, nè esente a frustrazioni), ma c’è un piccolo 15% in cui questo malessere si trasforma in qualcosa di più serio e spaventoso: la depressione post parto.

Di cosa stiamo parlando?

La depressione post parto è uno stato di sofferenza che porta alla progressiva perdita di interesse o piacere per le attività e la compromissione del normale svolgimento della vita quotidiana. Può manifestarsi in qualsiasi momento nel primo anno dopo la nascita del bambino, persistere per alcuni mesi e avere ripercussioni importanti sulla mamma e sull’intera famiglia. Nel giro di poco tempo il mondo si copre di una patina grigia: nulla sembra degno di interesse, si prova fastidio e senso di colpa nei confronti del proprio bambino, ci si sente incapaci e indegne di essere madri, soprattutto quando ci si paragona ai modelli di perfezione che ci arrivano dai media per quanto riguarda il rientro in linea, al lavoro, alla gestione dei ritmi sonno veglia del neonato. Il risultato è una continua voglia di piangere, la sensazione che il partner ci lascerà e un persistente senso di solitudine senza via di uscita, a cui si reagisce con il progressivo isolamento da amici, parenti e da se stesse (incluso il trascurarsi anche fisicamente). Non è raro che inizino anche ad insinuarsi pensieri terribili, riguardanti il poter far male a se stesse o alla propria creatura (il rischio reale di infanticidio è 1 su 50mila).

Aiuti fai-da-te

Il primo passo è quello di riconoscere di avere un problema e confidarsi con qualcuno. Che sia il proprio compagno, la mamma o l’amica del cuore, quello che più conta è non rimanere da sole con questo fardello. Star male non vuol dire essere cattive madri, vuol dire che si ha bisogno di aiuto!

Come secondo step, si potrebbe iniziare ad affrontare un problema alla volta, aiutandosi anche con lavagnette e bigliettini per ricordarsi cosa c’è di importante da fare (mangiare, dormire, uscire con un’amica) da quello che può aspettare o può ESSERE DELEGATO (pulire casa, stirare, fare il cambio degli armadi)

Concedetevi del tempo per voi, facendo qualcosa che vi piace: che sia un giro di shopping, mettersi lo smalto, leggere un libro, andare a correre, tornare al lavoro, ricordatevi di farlo! Non pensate che sia una perdita di tempo o qualcosa che vi squalifichi come madre…siete e sempre sarete(e lo siete state per anni), prima di tutto, degli esseri umani!

Gettate via immediatamente manuali di istruzioni su come allevare bambini perfetti, disdite abbonamenti a riviste/reti televisive e bandite chiunque cerchi di vendervi il modello di madre perfetta. NON ESISTE. Onguna di noi è una madre diversa dalle altre, perché diversa è la sua cultura/origine/personalità. Trovate il VOSTRO modo di essere madri, non impuntatevi sul voler essere come qualcun altro!

Sfogatevi e chiedete aiuto. È la parte più difficile, ma l’unica che vi può salvare…non vergognatevi e non pretendete che siano gli altri a leggervi nel pensiero!

Ricordatevi del papà. Non siete gli unici genitori esistenti, se avete un compagno usatelo! Chiedetegli (non insegnategli) di fare bagnetti, cambiare pannolini e cullare il neonato e lasciateglielo fare a modo suo! Voi, intanto, approfittatene per riposarvi e ricaricarvi.

E se non passa?

Se il vostro malessere aumenta, se la via di uscita tarda a mostrarsi, rivolgetevi ad uno specialista. La depressione post parto è curabile. Ci sono diverse opzioni: la psicoterapia, i farmaci (se allattate segnalatelo), il counseling ecc. Controllate sempre la serietà del professionista a cui vi rivolgete, perché, purtroppo, esistono sia medici che distribuiscono farmaci senza controllare che siano compatibili con l’allattamento, sia counselor che non hanno una laurea in psicologia o medicina e che, come tali, non possono in alcun modo esercitare la professione. Chiedere aiuto è sempre il primo passo per guarire, anche se è il più difficile da fare!

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