La TV come tata…dei bambini o dei genitori?

“Mamma posso guardare la Tv?” Chi di noi non se l’è sentito chiedere almeno una volta e chi di noi non ha utilizzato, almeno una volta, quel simpatico apparecchio rettangolare per potersi guadagnare del tempo libero in più? A mio parere non c’è nulla di male nel far guardare la televisione ai bambini, purché si sceglano programmi adatti alla loro età, ma è sempre più diffuso l’uso sostitutivo di questo strumento. Ci siamo mai fermati davvero a pensare come la usiamo e, soprattutto, a favore di chi?

La TV per i bambini: ruolo educativo e compagno di giochi

Fortunatamente, con l’avvento di satelliti e digitali terrestri, sono stati creati interi canali dedicati a programmi per l’infanzia, solitamente strutturati in modo da alternare momenti di svago con programmi anche educativi e comprendenti attività semplici e facili da riprodurre in casa propria (la melevisione, l’albero azzurro ecc.) e sono anche abbastanza ben distribuiti sulle diverse fasce di età. Nella fascia 0-6 anni, il canale migliore non a pagamento è e resta RAI YOYO; il fatto che la quasi totalità dei cartoni migliori sia importata dalla BBC la dice lunga sull’impegno educativo della televisione italiana. La televisione può, quindi, assumere un ruolo educativo e di compagnia per grandi e piccini, purché il suo utilizzo sia limitato e il bambino non sia lasciato solo troppo a lungo davanti allo schermo: per quanto studiati siano i cartoni, può sempre capitare la scena che spaventa o che si fa fatica a capire! Qualche giorno fa mio figlio guardava una puntata di Peppa Pig, i genitori portavano i due maialini al museo dei dinosauri e quando lo scheletro si è acceso e ha ruggito, mio figlio è scoppiato a piangere perché non se lo aspettava e si è spaventato. Niente di grave, anche a noi adulti capita la scena che ci fa trasalire, ma la presenza un adulto dovrebbe sempre essere garantita (o comunque facilmente raggiungibile) proprio in casi come questo.

Luci e ombre nel nostro schermo

Guardare la tv può essere sia una buona alternativa alla solita routine di giochi nei pomeriggi piovosi o invernali, sia un buon momento educativo, poiché permette ai bambini di partecipare ed essere coinvolti sul piano linguistico e fantastico in situazioni nuove e avvincenti; è, tuttavia, importante che venga preservata l’attività di gioco spontaneo e, quando possibile, all’area aperta per favorire la socializzazione con i coetanei e il movimento (è risaputo che una vita sedentaria porta a obesità e problemi fisici anche nell’infanzia). La cara vecchia regola del “massimo un’ora al giorno” (anche meno se si tratta di bambini sotto i 3 anni) andrebbe tenuta valida anche per evitare problemi di attenzione: i bambini piccoli non sono assolutamente in grado di mantenere un’attenzione prolungata su una stessa attività; lasciarli troppo a lungo davandi allo schermo potrebbe avere l’effetto contrario a quello sperato, ovvero agitarli e renderli nervosi poiché sovraesposti agli stimoli, oppure, ancora peggio, renderli apatici e completamente disinteressati a ciò che li circonda. A tutti noi genitori è capitato di suggerire ai nostri figli di guardare un bel cartone animato, pur di recupareare quella mezz’ora necessaria per una doccia/una telefonata urgente di lavoro/la pulizia del bagno, non c’è nulla di male finché la cosa non viene utilizzata per fare le veci del nostro ruolo genitoriale! I bambini possono arrivare a sentirsi soli anche davanti ad uno schermo acceso, perché per loro è fondamentale la vicinanza fisica ed emotiva dell’adulto di riferimento; studi recenti svolti in America hanno dimostrato che ci sono bambini che arrivano a considerare, affettivamente, il televeisore come un sostituto del genitore, semplicemente perché passano con lui più tempo di qualità, rispetto a quello passato con mamma e papà…questo, a mio parere, la dice davvero lunga!
Momenti difficili e di stanchezza emotiva sono più che legittimi anche per noi grandi, ma, forse, non dovremmo dimenticarci che stare con i nostri figli sia l’unico e miglior strumento di crescita reciproca che si possa avere e che se si preferisce non  farlo, il problema è nostro, non della loro vivacità, ed è nostro dovere impegnarci per risolverlo.

Questo post partecipa al blogtank di maggio di Donna Moderna Bambino

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