A proposito di Cosleeping: quando i bimbi dormono vicino a mamma e papà

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Nell’articolo Come dormono i neonati, abbiamo parlato con Paola Cipriano (psicoterapeuta ed esperta di psicologia perinatale) di come funzioni il sonno nei bambini e delle diversità rispetto al mondo degli adulti. Oggi proveremo a conoscere un po’ meglio la pratica del Cosleeping, molto diffusa e molto discussa nell’ambito dell’educazione infantile. Come sempre, prima di giudicare, è meglio approfondire la questione.

La storia della buona notte

Se proviamo a fermarci e a pensare alla storia delle relazioni familiari, non dovrebbe stupirci il fatto che, per la gran parte della storia dell’uomo, madri e figli hanno vissuto nella natura selvaggia e che i risvegli notturni hanno assicurato ai bambini nutrimento, protezione, calore. Fino all’inizio del Novecento non ci si poneva nemmeno il problema di dove dovessero  dormire i bambini, perché era ovvio e naturale dormire tutti insieme. In term

ini psicologici la vicinanza alla madre, diurna e notturna, fornisce protezione, calore e nutrimento ed è quanto si aspettano tutti i cuccioli di mammifero! Se allontanati,  emettono un richiamo di disagio da separazione che mette la madre in allerta, spingendola a recuperare il piccolo. In maniera analoga, quando un neonato vie

ne lasciato solo, il suo sistema nervoso darà segnale di pericolo di vita producendo un elevato tasso di cortisolo, ormone dello stress, che, nei casi più infelici, rischia di produrre modifiche permanenti nelle strutture cerebrali tra cui amigdala e ippocampo, coinvolte nella costruzione della memoria e nella capacità di gestire emozioni (maggiori approfondimenti: Sue Gerhardt “Perché si devono amare i bambini” Raffaello Cortina editore).

Questi dati dovrebbero renderci assai cauti sul sottoporre i nostri neonati e bambini piccoli a metodi quali il pianto controllato e ad oltranza, concepiti per farli dormire più a lungo!

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 Quando si dorme tutti insieme.

Per prima cosa è importante far chiarezza e sgombrare il campo dai falsi pregiudizi. Si definisce cosl

eep

ing ogni situazione in cui un adulto dorme abbastanza vicino al suo bimbo per poter rispondere ai suoi segnali di disagio. Bedsharingè quando viene condiviso il letto e roomsharing quando si condivide la stanza.

Solitamente si assiste allo schieramento di chi sostiene il bedsharing (e quindi il famoso “lettone”) e chi invece lo demonizza. Non solo tra mamme, nonne, amiche, parenti ma anche tra tipologie diverse di pediatri. Una qualsiasi ricerca

in rete, sull’argomento, ci procurerà molti articoli incompleti o contene

nti errori. È importante sapere che diversi studi, (Vedi “Come dormono i bambini” di Moschetti e Tortorella” sullo speciale “un pediatra per amico” numero 5, 2006) dimostrano che la SIDS (la sindrome della morte in culla) è praticamente sconosciuta nei paesi dove il sonno condiviso è la norma: in Africa, Asia e Sudamerica la maggior parte dei genitori dorme con i propri figli. La presenza della madre, infatti, contribuisce alla regolazione delle funzioni biologiche del figlio ovvero respirazione, temperatura corporea, protezione immunologica, aumento degli ormoni quali prolattina responsabile del sentimento di cura nei confronti del bambino, più sonno in fase rem e quindi maggior concentrazione di ossigeno nel sangue.

Paesi quali Cina e Hong Kong, dove c’è un’elevata percentuale di sonno condiviso, detengono uno dei tassi più bassi di morte in culla. Anche in alcuni paesi considerati all’avanguardia da noi europei , come la Svezia, la condivisione del letto è considerata una normale attività famigliare fino all’età scolare.

Pregiudizi contro realtà

Un pregiudizio molto diffuso è che, una volta entrati nel lettone, i bambini ci debbano rimanere per molto tempo, crescendo dipendenti e insicuri. Gli studi effettuati dimostrano esattamente il contrario, ovvero, che in condizione di serenità ed equilibrio famigliare, il sonno condiviso non provochi fragilità o problematiche psicologiche nei bambini. Molti sostengono la pericolosità del sonno condiviso e di quanto il bambino sia in pericolo di vita “qualcuno potrebbe schiacciarlo o potrebbe morire soffocato” ; l’antropologo McKenna in “Di notte con tuo figlio” spiega chiaramente quanto questo pregiudizio sia correlato ad una mancanza di informazione di sicurezza di base. Infatti, è bene sottolineare come il cosleeping non sia una pratica adatta a tutti; è necessario seguire alcune indicazioni di base:

  • Ponete il bambino a dormire sulla schiena
  • Assicuratevi che, durante il sonno, la testa del bimbo rimanga scoperta
  • Evitate spazi vuoti tra materasso e sponda del letto o materasso e testiera o tutte le fessure che possono intrappolare il bambino
  • Evitate che ci siano lacci o corde o oggetti appesi per ridurre a zero il rischio strangolamento
  • Vestite il bimbo secondo la temperatura della stanza
  • Non fumate e non assumete stupefacenti
  • I genitori non devono avere problemi di obesità
  • Non lasciate che il bambino dorma solo nel letto degli adulti
  • Non lasciate dormire i bambini sui divani

In conclusione, vorrei sottolineare che l’approccio del sonno condiviso, praticato con sicurezza, è sostenuto da organizzazioni quali UNICEF, Academy of Breastfeeding Medicine, Royal College of Physician and Surgeons, Pediatrics and Chil Health Division.

Co-sleeping

Ogni famiglia è un mondo, un sistema a sé e con il proprio funzionamento e deve trovare il suo modo, unico ed inimitabile, di vivere la genitorialità. Nessuno dovrebbe sentirsi in diritto di giudicare le scelte di qualcun altro! Non è sbagliato far dormire i bambini nel loro lettino ma non è nemmeno sbagliato, tantomeno dannoso, dormire tutti insieme nel lettone; è solo una questione di cultura e di stile personale.

Dott.ssa Paola Cipriano

Psicologa esperta in psicologia perinatale

Psicoterapeuta

Bibliografia

Questi articoli sono stati scritti consultando i seguenti libri:

  • Alessandra Bortolotti , E se poi prende il vizio?, Il Leone Verde editore
  •  Sarah Buckey, “Partorire ed accudire con dolcezza. La gravidanza, il parto e i primi mesi con tuo figlio, secondo natura, Il Leone Verde editore
  • James McKenna, Di notte con tuo figlio, Il Leone Verde editore
  • Sue Gerhardt, Perché si devono amare i bambini, Raffaello Cortina editore
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24 thoughts on “A proposito di Cosleeping: quando i bimbi dormono vicino a mamma e papà

  1. Fa piacere leggere articoli sul co-sleeping così completi, sono d’accordo che ciascuno deve avere il suo stile personale di accudimento, ma spesso mancano le informazioni di base per fare le scelte giuste per tutta la famiglia. In una società come la nostra l’istinto è sommerso da così tanti input diversi che spesso è prima necessario un percorso di disintossicazione dalle false certezze. Qui ho raccontato la nostra esperienza di co-sleeping: http://timoilbruco.wordpress.com/2013/03/03/dormire-insieme-ai-bambini/

  2. Finora ho trovato 2 tipi di mamme: quelle che dispensano consigli su come far addormentare il bimbo nella sua culla (‘ci perderai un bel po’ di notti, ma ne vale la pena! Ora il mio si sveglia solo se ha fame,o se perde il cuccio, o se ha fatto la cacca…’ ) e quelle che ammettono con malcelato senso di colpa di farlo dormire nel lettone (‘si dorme ancora con noi..lo so che è sbagliato..ma non vuole saperne di stare nel suo lettino..’)… In entrambi i casi prevale l’idea che sia ‘giusto’ che il neonato dorma da solo…mi chiedo perché tutte vogliano un parto naturale, un allattamento naturale, ma poi trovano strano questo che a me sembra la cosa più naturale del mondo, stare vicino al proprio piccolo anche e soprattutto di notte…

    • Cara Letizia, io sostengo che ogni mamma dovrebbe essere libera di scegliere ciò che fa stare BENE sé e il suo bambino. Con entrambi i miei figli ho fatto la scelta di farli dormire nel loro letto fin da subito, ma quando c’è stata la necessità di farli entrare nel lettone (malattia, brutti sogni o solo voglia di coccole) nè io nè mio marito ci siamo mai tirati indietro ed è proprio qui il bello: trasmettere che si è sempre i benvenuti!

  3. Vale anche per chi ha bimbi gandi che non si vogliono schiodare dal lettone :-)… Sinceramente l’articolo è molto bello, ma io e la mia generazione allora siamo degli alieni?.. Non vedavamo l’ora di andare nel nostro letto / cameretta senza la mammina. Ci sentivamo tutti bene e quasi ” grandi” … nessuno ce lo ha imposto… questi non si schiodano fino a che età??? I bambin sudamericani e cinesi???? andate li a vedere per favore prima di dire ste cavolate… a 1 anno vanno a letto da già da soli

      • Infatti mi interessa sapere la sua posizione per i bimbi grandi, senno non scrivevo. il resto era ironico

      • Pardon, non avevo colto! Dipende molto da quanto grandi sono; penso sia giusto insegnare ai bambini grandi (dai 3 anni in su, per intenderci) la necessità e l’importanza di avere uno spazio personale come la propria camera e il proprio letto. Il passaggio, ovviamente, non può essere nè improvviso nè forzato, ma fa parte del processo di crescita sia degli genitori/adulti, sia dei bambini!

    • Si, Franco, confermo, da sudamericana, che dalle mie parti si dorme da soli sin da piccoli. Io sono rimasta “colpita” nel vedere che qui in Italia molte mamme fanno dormire i loro marmocchi in età scolastica ancora nel lettone. Forse è complice la grande quantità di famiglie italiane con figli unici. Perché quando arrivano i fratelli o le sorelle, finisce la pacchia! In sudamerica c’è un tasso di natalità molto più elevato. Poi, se l’autore dell’articolo si riferisce alle famiglie disagiate che vivono nelle “favelas” tutti insieme per mancanza di spazio, è proprio un altro argomento.

  4. OK, il cosleeping non deve essere demonizzato e ogni genitore deve essere libero di scegliere. Ma va anche detto ai genitori che è giusto trovare un equilibrio: alcuni utilizzano il cosleeping come tentativo di mantenere il cordone ombelicale. Insomma, dobbiamo guardare a 360 gradi la relazione.
    Una ultima cosa:la coppia ha diritto alla propria intimità, che col cosleeping è relegata ad incontri fugaci in qualche angolo della casa….

  5. Mi permetto di intervenire per sottolineare che il cosleeping è una pratica pericolosa. Il rischio di SIDS aumenta proprio in questi casi: la mamma o il papà che schiacciano il bambino con il proprio corpo, il rischio che il bambino finisca sotto le coperte, troppo pesanti e lunghe per lui etc… Consiglio a tutti di partecipare ad una lezione informativa della Croce Rossa Italiana sulle manovre di disostruzione delle vie aeree pediatriche e sulle 10 regole del sonno sicuro per la prevenzione della SIDS.

    • Il cosleeping, come spiegato nell’articolo non equivale unicamente a dormire nel lettone con mamma e papà (quello è il bed-sharing),cosleeping significa dormire in prossimità, da pochi centimetri ad alcuni metri, stesso letto, oppure stessa stanza (room-sharing), oppure con il lettino/culla attaccato al lettone. E se il bambino muore schiacciato dai genitori nel sonno non si tratta assolutamente di SIDS, che è la sindrome da morte in culla, improvvisa e non certo dovuta a questioni meccaniche ne di soffocamento accidentale, quindi bisogna stare attenti a come si esprimono i concetti e alle informazioni assolutistiche che si danno.
      Nell’articolo in questione e in tanti altri è ben spiegato che ci sono persone per cui è sconsigliato il cosleeping, in quanto a causa del peso, dell’uso di sostanze, o di particolari caratteristiche del sonno subentra il rischio di fare male al bambino involontariamente mentre si dorme.

    • Paola La SIDS non c’entra ninte col genitore che schiccia il bimbo mentre dorme….informatevi prima d parlare. L’articolo spiega anche x quali tipologie d persone è sconsigliato il bad sharing, sottolineo il fatto che il cosleeping è il dormire in prossimità,vicino, non per forza nel lettone il quale si chiama appunto bad sharing.

  6. Buongiorno a tutti. In merito alla condivisione del lettone volevo sottolineare la seguente specifica: non è una pratica che può essere eseguita da tutte le famiglie ma solo da quelle che presentano le caratteristiche sopra citate (no alcol, no fumo, no obesità, no droga ecc..) e che risultano essere le indicazioni ufficiali, a livello mondiale, di alcune organizzazioni importanti come UNICEF, Academy of Breastfeeding Medicine, Royal College of Physician and Surgeons, Pediatrics and Chil Health Division. I casi di sids non sono casi di morti da schiacciamento. La sids è una morte improvvisa e l’indicazione mondiale di tenere il lettino nella stessa stanza deriva dal fatto che la maggior parte di bambini trovati morti erano a pancia in giù e nel proprio lettino, messo in una stanza diversa da quella dei genitori. In merito all’intimità della coppia credo che sia un aspetto importante e che ognuno deve valutare in base alla propria specificità. C’è chi trova alternative e vive bene con esse e chi invece no, anche qui è una questione puramente soggettiva. Per quanto riguarda i bambini grandi io credo che, come in tutte le cose, dobbiamo avere in mente le tappe evolutive del bambino e sapere che nostro compito sarà quello di accompagnarlo GRADUALMENTE e rispettando i suoi tempi verso quegli obbiettivi di crescita. Ma non cadiamo nell’errore di pensare che chi tiene il bambino nel lettone lo fa per incapacità di favorire un autonomia del bambino. Si può ostacolare una sana separazione psicologica anche se ognuno dorme nel suo letto. Un altro esempio è l’allattamento; allattare non significa necessariamente essere più empatiche e vicine ad un bambino, si può allattare al seno con profonda distanza emotiva come se fosse un gesto meccanico o farlo con profonda empatia e condivisione.Non sono le abitudine pratiche, concrete che fanno la differenza. La differenza la fa sempre la capacità di stare nella relazione, essere in ascolto dell’altro e rispettarne la natura. E, credetemi, qui poco c’entra lettino o lettone, seno o biberon. E’ una questione di “dentro” e non di “fuori”

  7. io ho due figli e un’esperienza assolutamente positiva: nessuno dei miei figli ha mai dormito nella mia stanza. neanche il primo giorno. mai. ma nessuno di loro ha avuto traumi, risvegli, ansie, frustrazioni. per me offrire loro uno spazio personale e’ sempre stata una gioia. mi sono sempre alzata per allattarli fin che lo hanno richiesto ( 3 mesi- 2 volte per notte) e li ho sempre cullati fin che si addormentavano. quando avevano la febbre o vomitavano li ho sempre vegliati nel loro letto, seduta davanti a loro. fin da piccoli la loro stanza e’ diventata per loro un mondo privilegiato e rassicurante, in cui vivere con serenita’. Io non voglio entrare nel merito delle decisioni altrui, ma vedendo la tranquillita’ e la gioia che hanno sempre avuto i miei piccoli, mi chiedo a volte quanta dell’ansia materna ci sia in questo ” distacco traumatico”. Vedo che quando una mamma fa le cose con gioia e felicita’ questo si trasmette subito ai piccolivo..Vorrei quindi portare una testimonianza positiva del dormire ognuno nella sua camera e non sentirsi abbandonati, o messi da parte, ma invece sereni nel proprio spazio vitale.

  8. Bellissimo articolo! Sono mamma di due figli. Io e mio marito siamo sempre stati d’accordo sul goderci i nostri bambini nel lettone, anche perché io li ho allattati a richiesta. Ci tengo a dare la mia testimonianza perché la mia piccola a 12 giorni ha avuto una convulsione che le ha causato vomito finito nei polmoni e conseguente apnea. Era nel letto con me, immediatamente me ne sono accorta e abbiamo chiamato il 118, mentre le effettuavo la manovra di disostruzione. L’apnea è stata breve e l’ha lasciata quasi indenne. Se fosse stata chiusa nella sua cameretta, come predicato da molti che giudicano “immorale” il lettone condivoso … beh non posso immaginare come sarebbe andata a finire.

  9. Non ho mai praticato cosleeping, nè da bambina nè ora che sono mamma di una bimba di due anni.
    Per una scelta mia e di mio marito la nostra bimba dorme nel suo lettino nella sua cameretta fin dal primo giorno. Lei è felice del suo lettino, ci va da sola e dorme tutta la notte da quando aveva 2 mesi e mezzo. Non mi pare che sia insicura, anzi è un bel peperino molto indipendente.
    Io ho scelto così e sto avendo un’esperienza molto positiva.
    Capisco comunque che per altri sia positivo condividere la stanza coi propri figli.
    Sono però assolutamente contraria al bedsharing, perché le norme di dicurezza elencate sono assolutamente insufficienti.
    Parlate di genitori non obesi e che non assumano alcool o droghe.
    Bene…pensate ad un bimbo di 4 chili intrappolato sotto un piumone tra due adulti di soli 40 chili col sonno pesante perché molto stanchi e provati dal lavoro e dalla nuova vita di genitore. Poi mi raccontate com’è!
    Non serve assumere sostanze psicotrope X dormire profondamente.

  10. Nell’immagine rappresentativa dormono tutti felici in 7 nello stesso letto (inverosimile per ovvi motivi) . Dal neonato alla bambina di 6 anni. Già da questo si capisce come la psicologa parta da studi e considerazioni corrette per arrivare a delle conclusioni errate tralasciando la variabile più importante: l’età del bambino. Fenomeni come SIDS, paura del distacco ecc ci sono in fascia fino ad 1 anno, infatti sarebbe opportuno tenere il bambino in vicinanza ai genitori, magari nella stessa stanza nel suo lettino accanto a mamma. Ma dopo una certa età che varia è preferibile che il bimbo acquisti un’autonomia nell’addormentarsi da solo, andare a fare i bisogni quando gli scappa la pipì ecc. La coppia ha più intimità. Non essendo nella stessa camera più difficilmente ci si contagia di raffreddori ecc. Il sonno è migliore e più continuo. La schiena e il collo sono più rilassati per una postura di tutti più comoda avendo più spazio. L’articolo conclude con una giusta considerazione. Ogni famiglia ha la sacrosanta libertà di far dormire il bambino fino a quando e quanto vogliono nel loro letto. Però quel “nessuno può giudicare le scelte di qualcun altro” messo in grassetto sembra una dichiarazione di “mi sento offeso da eventuali tue opinioni e non voglio discutere o sentire altri punti di vista o ragionamenti”.

  11. Io invece ritengo giusto che i miei figli dormano nel loro letto. Ho trovato giusto lottare per un parto naturale e per un allattamento naturale. Ho abituato i miei figli fin da subito a dormire nella loro stanza per continuare ad avere uno spazio per me e mio marito. È importante x il nostro matrimonio continuare a valorizzare la nostra coppia e ad avere uno spazio x noi.

    • Parto da una premessa!!! Cosa vogliono i nostri bambini? Dico questo perché ho sempre pensato fosse giusto far dormire i propri figli nel loro lettino e nella loro cameretta qualora ci fosse stata! Nel mio caso prima in affitto poi in appoggio dalla suocera in attesa che la casa dei sogni fosse pronta, la cameretta non c’era! Non esistono teorie, regole convinzioni pregiudizi se prima non facciamo i conti con ciò che vogliono i nostri figli… Mio figlio allattato al seno fino ai sei mesi, dal quarto giorno di vita, rientrati a casa dall’ospedale, NON NE HA VOLUTO SAPERE di dormire nel suo lettino!!! Non c’è stato verso, non sono serviti i molteplici tentativi di farlo riaddormentare e rimetterlo nel lettino, si svegliava immediatamente ed iniziava a piangere. Ce l’ho messa tutta ma LUI ha deciso che voleva dormire con la sua mamma, voleva il contatto. Sinceramente non me la sono sentita di farlo piangere ad oltranza nella speranza che, ormai sfinito, cedesse alla mia volontà, alla mia ostinazione di farlo dormire da solo nel lettino. Ora ha quasi due anni e sul diario ho annotato le uniche 4 notti della sua vita, dormite interamente nel suo lettino…praticamente un evento! Tutt’ora si addormenta nel suo lettino e quando si sveglia, il che può capitare a qualsiasi ora della notte, lo prendo e lo metto nel lettone! Con questo voglio dire, a mio modestissimo parere, che i bimbi che dormono nel proprio lettino e ancor meglio nella loro cameretta, vogliono e scelgono di farlo!!! Così come scelgono di dormire accanto ai propri genitori. Detto questo adoro dormigli accanto, sentire il suo respiro, il suo calore…

  12. Io sono una di quelli che non vedevano l’ora di andare in cameretta e dormire i miei sonni tranquilli e infiniti, è sempre stato il mio mondo, sin da piccolina, per cui non capisco molto l’esigenza infantile di voler condividere il letto con mamma e papà.
    Considerando il punto di vista genitoriale, invece, posso capire il piacere (e la sensazione di sicurezza, soprattutto con neonati di pochi giorni, mesi) di portarsi i bimbi nel lettone. E’ umano e posso anche condividere le tesi pedagogiche a favore (così come quelle contro).
    Tuttavia c’è un aspetto che non viene minimamente considerato e che invece a mio avviso è molto importante: la vita sessuale e, più in generale, di coppia. Quella che è all’origine di tutto (famiglia, figli ecc.). Il letto in cui dormono mamma e papà è di fatto il letto nuziale, il letto della coppia. Prima di essere genitori sì è anche compagni, amanti e, purtroppo, nel lungo e articolato percorso di gestione famigliare molte coppie si perdono letteralmente di vista. Abituando un figlio a dormire per giorni, settimane, mesi, qualche annetto nel letto dei genitori dubito ci sia spazio (fisico e temporale) per una vita sessuale o anche una semplice intimità (e dubito che nel corso delle frenetiche giornate i genitori trovino altri spazi e momenti più congeniali). I bambini diventano padroni anche degli spazi più personali di una coppia e eludere questo aspetto è insidioso a mio avviso. Lo vedo con i miei occhi, tra i miei coetanei che si fanno letteralmente fagocitare dalla vita di genitori, dimenticandosi di essere una coppia fino al punto di “scoppiare”.

  13. Condivido a pieno questo articolo. Noi dormiamo in quattro nel lettone,ho due bimbi uno di 7 anni e l altra di 3. Sono bambini molto sereni e abbastanza autonomi nonostante la loro tenera età. Per noi dormire nello stesso letto è importante perché è il momento più intimo che abbiamo per stracoccolarci.

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