Mamma, come nascono i papà?

Chissà per quale strano motivo, quando si parla di figli e di genitorialità, ci si rivolge quasi unicamente alle mamme…e i papà dove vanno a finire? Loro ci sono e sono fondamentali nella vita di una famiglia…non solo perché sono spesso gli unici su cui grava il peso della responsabilità economica (in Italia, secondo l’Eurostat, dopo la nascita del primo figlio, lavora solo il 59% delle mamme, contro il 71,3% della media europea, ma per le donne con 2 figli la situazione è ancora più drammatica: la percentuale scende al 54,1% contro il 54,7% della media UE), ma perché sono e devono essere una figura di riferimento educativa ed affettiva per i loro figli! E allora perché nessuno ne parla mai? Ci siamo mai fermati a pensare a quanto possa essere difficile anche per loro il diventare genitori? Proviamo a parlarne noi!

Cos’è un padre?

Girovagando sul sito professione papà sono rimasta molto colpita dalla schiettezza  e dalla lapidarietà della loro risposta

Un padre è un uomo che vuole fare il padre.

Sembra scontato dirlo, ma padri (e madri) non si nasce: si diventa! e il percorso, in questo caso, è lungo ben più di nove mesi ed è complicato dal fatto che il cambiamento che viene richiesto ad entrambi i genitori, ovvero quello di aprirsi emotivamente ed affettivamente alla nuova vita che nasce, avviene in “solitario” perché il bambino cresce e si forma nella pancia della mamma! Ci sono uomini che rimangono affascinati quando il bambino scalcia o si ferma improvvisamente appena appoggiano le mani sulla pancia, altri che giocano o cantano canzoncine al pancione; ce ne sono altri che si sentono spaventati a morte da questo cambiamento a 360° e fanno fatica. Tutti padri o futuri padri, tutti uomini che stanno accettando la più grande rivoluzione copernicana che potessero mai aspettarsi nella vita e che sono disposti non solo a restare al fianco di mogli/compagne trasformate da overdose ormonali e cambiamenti corporei, ma che sono in grado di innamorarsi perdutamente di un fagottino strillante nel momento in cui il loro sguardo si incrocia per la prima volta. Mi colpisce sempre una frase che, inconsapevolmente, ho sentito dire da quasi tutti i neo papà che conosco: “fino a ieri non riuscivo a capire che cosa potesse voler dire diventare papà, poi me l’hanno messo in braccio e ho visto che ha il mio stesso naso (occhi, mani, e quant’altro) e allora ho capito che fa parte di me e non c’è al mondo cosa più bella”.
Se non è amore questo…

Papà in attesa

La nostra cultura sociale e sanitaria fornisce alle future mamme tutti i supporti possibili e immaginabili per poter affrontare al meglio i fatidici 9 mesi, ma per i papà non sono previsti corsi pre-parto, nè visite mediche o sostegni psicologici. Sono semplicemente lasciati soli ad affrontare qualcosa che, si da per scontato, la loro natura di uomini sappia affrontare di default. Ma chi l’ha detto? Ansie, paure, paranoie, ma anche gioia e felicità fanno parte anche dell’universo maschile…e meno male che ci sono! A voler essere onesti un papà si ritrova a veder moltiplicato per due tutto questo bagaglio emozionale: da una parte si preoccupa e si occupa della sua compagna, di tutte le sue fragilità e del suo benessere, dall’altra inizia a preoccuparsi e ad occuparsi del nascituro.
In tutti i libri che parlano di gravidanza ci sono capitoli interi che parlano di come il futuro papà dovrebbe comportarsi con la propria compagna: darle sostegno emotivo, partecipare alle visite e agli incontri previsti dal corso pre-parto in modo da cominciare ad entrare in contatto con il bambino e acquisire le nozioni sufficienti per essere d’aiuto durante il travaglio, aiutare a preparare la cameretta, la borsa per l’ospedale, pensare ai documenti…un elenco di cose da FARE lungo quanto la mia lista della spesa settimanale. Peccato che nessuno consigli alle future mamme di ricordarsi di fare altrettanto con i loro compagni! Chi si occupa di loro? Chi gli chiede che effetto gli ha fatto vedere l’ecografia (senza aspettarsi, necessariamente, salti di gioia e irruzioni istantanee nel primo negozio di abitini da neonato per poterne acquistare, se possibile, persino le pareti) o cosa ne pensa dell’entrare o meno in sala parto? Chi li aiuta a rassicurarsi quando capita qualche incidente e bisogna correre al pronto soccorso ostetrico? A me è successo e mi ha dato molto fastidio il fatto che il medico parlasse solo con me, ignorando completamente mio marito, che non era certo meno spaventato o in ansia di quanto lo fossi io!
Il nostro modo di vedere il mondo rende la possibilità di esprimere emozioni negative come poco raccomandabile per l’universo maschile, questo va, però, anche a discapito della comunicazione all’interno della coppia, elemento fondamentale per il benessere e la costruzione del ruolo genitoriale all’interno della famiglia. La soluzione sta, a mio parere, nel mettersi in gioco da entrambe le parti: i papà dovrebbero provare ad esprimere le loro emozioni, pretendendo anche di essere ascoltati e accolti dalle compagne e dal resto del mondo, e il resto del mondo dovrebbe ricordarsi di non dimenticare l’esistenza e il difficile ruolo dei papà all’interno delle famiglie.
E voi cosa ne pensate?

Papà e compagno di vita

Passati i nove mesi, passate le notti insonni, passato lo shock del veder diventare reale ciò che fino al giorno prima era solo attesa, ai papà spetta un nuovo e difficile compito: imparare ad essere un padre, un marito e un compagno di vita. Il padre è, tradizionalmente, la figura incaricata di trasmettere autorevolezza e sicurezza ai membri della famiglia; il suo compito è quello di costruire un legame solido e affettivo con il nuovo nato in modo da poter insegnare le regole della vita, della famiglia e della società senza renderle delle imposizioni, ma qualcosa di condiviso e di funzionale al buon andamento della vita familiare, accompagnando il proprio figlio nella crescita. Ma non finisce qui: i papà non devono in alcun modo dimenticarsi di essere stati, e di essere ancora, dei mariti o dei compagni per quella che, ora, è diventata la madre del loro erede…questo vuol dire che è lecito e necessario porvare sentimenti di esclusione nei confronti della nuova coppia che si è venuta a creare in casa, ma che è altrettanto giusto e necessario pretendere di riappropriarsi del proprio ruolo di compagno di vita. Purché lo si faccia tenendo conto delle emozioni e del vissuto che appartiene anche alla loro compagna.

In parole povere: diventare genitori non è facile per nessuno e non ci si dovrebbe dimenticare di una delle due parti solo perché è considerata la persona che deve dimostrarsi forte e responsabile della famiglia che ha creato. I papà sono forti e delicati, felici e spaventati esattamente come le mamme…bisognerebbe tenerlo presente e dedicarsi anche un po’ a loro.

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