Quando è l’ora di fare la nanna…

Quando è l’ora di fare la nanna,
sai che fanno i bravi bambini?
Lasciano i giochi e corron da mamma
che li accompagna a lavare i dentini!
Poi si infilano nel pigiamino,
a babbo e mamma danno un bacino,
e si addormentano piano pianino
con la preghiera a Gesù bambino.

Mia madre mi cantava sempre questa filastrocca quando era il momento di prepararsi per andare a dormire, sentirgliela canticchiare a mio figlio quando, in questi giorni di ferie, mi aiuta a metterlo a letto è dolce e rassicurante, ma ancora più bello è vedere il mio cucciolo che ripete o mimare le parole finali di ogni verso per dare il suo contributo alla buona riuscita della canzoncina.
Il momento della nanna è uno dei più significativi nella quotidianità di una famiglia; è il momento in cui si conclude la giornata, ci si saluta e ci si prepara al riposo notturno. Affrontarlo in modo sereno e rilassato è importante per limitare le ansie da separazione e indesiderati risvegli notturni; c’è, però, da dire che è fisiologico il fatto che certi bambini si risveglino saltuariamente di notte fino ai 3 anni circa. Nonostante queste premesse è altrettanto frequente sentire mamme, giustamente, stressate perché il loro pargolo (di pochi mesi o di pochi anni) scambia il giorno con la notte…come risolvere il problema? Offrire una soluzione che funzioni a priori con qualsiasi tipo di bambino è, ovviamente, impossibile: ogni bimbo è diverso, ogni famiglia ha le sue tradizioni e ogni genitore ha le sue opinioni; ma qualche riflessione ritengo possa sempre tornare utile, no?

Ascoltare, osservare, riflettere

“Mio figlio non dorme di notte”, frase lapidaria e portatrice di universi fantastici che vanno dal bambino perennemente sveglio e attivo come un grillo, al bambino che si sveglia con un pianto disperato e apparentemente inspiegabile, al neonato che richiede ancora la poppata notturna, al bambino che si rifiuta di dormire nel suo lettino (riguardo all’argomento del co-sleeping vi preannuncio che ho chiesto ad un’amica di aiutarmi con un articolo a 4 mani su questo argomento, dato che è una pratica che io conosco solo superficialemente). Ma cosa ci sta davvero dicendo il nostro bambino? Ci siamo mai fermate ad ascoltare le sue proteste per capire come muoverci o ci siamo semplicemente lasciate trasportare dall’esasperazione dell’ennesima notte insonne? Indubbiamente non è facile cercare di capire perché il nostro adorato cucciolo si trasformi in Mr. Hide non appena tramonta il sole, ma partire dal presupposto che non stia cercando di procurarci un esaurimento nervoso, al contrario, stia tentando di spiegarci con il suo linguaggio, cosa non gli permette di dormire non può che metterci nella giusta ottica dell’ascoltare, osservare e riflettere.

  • Ascoltare: che tipo di messaggio ci sta trasmettendo? piange disperato come quando si spaventa o si fa male? Il problema potrebbe essere di tipo fisico, magari legato ai dentini o ad un mal di pancia. Il pianto è breve e non continuo? magari sta facendo un brutto sogno e non è realmente sveglio; andare da lui potrebbe svegliarlo del tutto e spaventarlo, meglio aspettare qualche minuto e vedere se si calma da solo (fidatevi che succede). Non piange, ma saltella ridendo e facendo versi per tutto il letto? Probabilmente non ha capito che è ora di fare la nanna e, pur essendo stanco morto, non sa come rilassarsi da solo.
  • Osservare: vuoi l’ora tarda, vuoi che nell’ennesima notte insonne il nostro cervello non connette più mica tanto bene, ma il pianto del nostro bambino non sembra comunicarci un tubo. Proviamo ad osservarlo: è un neonato che, piangendo, tenta di mettersi in bocca qualunque cosa? Probabilmente è affamato o assetato, più che cercare di riaddormentarlo è utile soddisfare il suo bisogno! È un bambino che scoppia in lacrime non appena spegnete la luce? Chissà che non abbia paura del buio! Magari non ci vedrà i mostri dei bambini di 6 o 7 anni, ma è pur sempre sicuro che non vede nulla, nemmeno voi! La lucina leggera di un carrilon potrebbe fare miracoli! Si addormenta sereno tra le vostre braccia e spalanca gli occhi non appena tentate di appoggiarlo nella culla o nel lettino? Magari è semplicemente spaventato all’idea di non vedervi e non sentirvi più per così tante ore! Accompagnare la messa a nanna con una canzoncina, che continuerete a canticchiare finché non uscite dalla stanza, potrebbe dargli un’idea di continuità della vostra presenza e, magari, rasserenarlo.
  • Riflettere: Oltre alle cause direttamente connesse al bambino, in alcuni casi siamo anche noi genitori a muoverci in modo scorretto, magari per la stanchezza che ci accompagna, inevitabilmente, a fine giornata o perché siamo alle prese con le nostre difficoltà personali legate al separarsi dal nostro piccolo fagottino per così tanto tempo! Facciamoci qualche domanda: ho creato una routine stabile per segnalare a tutti che è ora della nanna? siamo riusciti a metterla in atto tutta o ci sono state delle “deviazioni” dovute a qualche motivo specifico? (es. eravamo a cena da amici e lui/lei ha dovuto addormentarsi in una camera che non era la sua, siamo tornati tardi dalle vacanze e l’ho messo a letto frettolosamente)come era il clima familiare quando l’ho messo a nanna? era sereno o c’era qualcosa di diverso, come un fratello o una sorella più grande che richiedeva più attenzioni del solito/un clima teso perché è satata una giornata pesante e noi non vedevamo l’ora che finisse/ospiti in casa che, pur con entusiasmo, hanno voluto partecipare alla messa a nanna creando confusione.

Il rituale della buona notte

Avete mai pensato che per un adulto è perfettamente normale pensare che la notte sia fatta per dormire e il giorno per stare svegli? Per un bambino, soprattutto per i neonati, tutto questo è qualcosa di assolutamente nuovo, da imparare con il tempo e con l’aiuto di mamma e papà e il modo migliore per insegnare una cosa così complicata per un bambino è renderla un’abitudine, qualcosa che venga praticamente in automatico. Come riuscirci? il modo migliore è, a mio parere, quello di costruirsi un “rituale” della buona notte, che si ripeta tutti i giorni allo stesso modo e che aiuti il nostro piccolino a comprendere che se sta succedendo la tal cosa, vuol dire che è giunta l’ora di fare la nanna e che entro poco tempo si dormirà. Se ci pensate bene anche la nostra vita da adulti è costellata di abitudini e rituali talmente radicati nella quotidianità che, ormai, non ci facciamo più nemmeno caso! Quando ci svegliamo alla mattina facciamo colazione, ci laviamo e vestiamo e raccogliamo tutto quello che ci servirà per andare al lavoro; gesti e azioni che si susseguono tutti i giorni nello stesso ordine e allo stesso modo…se non è un rituale questo…
Il rito della buona notte dovrebbe essere strutturato in modo semplice e dovrebbe comprendere attività che aiutino il bambino a rilassarsi e a capire che si è arrivati a fine giornata; si potrebbe pensare ad un bagnetto caldo e profumato prima di cena, in modo da poter lavare via le tensioni e l’eccitazione della giornata appena trascorsa e aiutare i muscoli a rilassarsi un po’. Prima di rivestirsi ci si potrebbe dedicare un bel massaggino che scrolla via tutte le tensioni rimaste e aiuterà il nostro piccolino a lasciarsi andare nel sonno appena avrà la pancia piena. Ottima anche l’idea di cantare una ninna-nanna o raccontare una fiaba mentre lo si mette a letto; il suono della voce del genitore lo rassicurerà e gli darà la certezza di non essere lasciato solo. Sconsigliabili, invece, attività eccitanti quali giocare ai videogiochi o saltare e fare capriole sul lettone di mamma e papà; cose divertenti ma che contribuiscono ad aumentare i livelli di eccitazione e potrebbero agitare il bambino al punto da non essere più in grado di rilassarsi da solo e addormentarsi sereno.
La ritualità della buona nanna è qualcosa che coinvolge l’intera famiglia; crearsene una propria è semplice e favorisce la costruzione di uno spazio riservato alle coccole e allo stare insieme prima del distacco prolungato della notte…non è mai troppo tardi per trovarne una!

Rendete il lettino un luogo sicuro

Molti bambini fanno fatica ad addormentarsi nel loro lettino perché potrebbero non considerarlo un posto sicuro e accogliente; provate a pensare ad un neonato che passa dalla carrozzina al lettino con le sbarre o ad un bimbo più grande che “trasloca” dal lettone di mamma e papà al suo lettino. Cambiamenti che a noi adulti sembrano insignificanti sono per loro degli sconvolgimenti degni di uno tsunami! Cambiano gli odori, i punti di riferimento, la vicinanza a mamma e papà…dal loro punto di vista c’è ben poco di cui stare tranquilli!
In questo caso il tempo è la miglior medicina, ma se mamma e papà danno una mano ci si abitua prima e meglio…la soluzione ideale è quella di aiutare il bambino a sentirsi sempre più a suo agio nel lettino di giorno, quando mamma e papà sono presenti e ben visibili, in modo che ci si possa poi rilassare di notte. Permettete al bambino di andare a giocare nel lettino anche durante il giorno e proponetegli attività semplici e rilassanti, ad esempio osservare la giostrina con i pupazzetti (nel caso di un neonato), giocare con il peluches preferito o leggere un libretto che avrete scelto insieme (per bimbi un po’ più grandicelli); lasciate che il bimbo “prenda le misure” da solo esplorando il letto, tuffandosi sul cuscino e frugando tra le lenzuola (è chiaro che non deve disfarlo); voi ve ne andrete a zonzo per la cameretta osservandone le reazioni e rassicurandolo quando serve. Pian piano potreste anche pensare di uscire per qualche minuto, comunicandogli che vi allontanerete, ma che poi tornerete. A furia di vedervi rientrare si abituerà all’idea che “tanto mamma poi torna” e si sentirà sempre più tranquillo e ben disposto a restare nel lettino da solo…e se lo è alle 3 del pomeriggio perché non dovrebbe esserlo anche alle 3 del mattino?

Aiutatelo a trovare il suo oggetto transizionale

Un bambino piccolo non è in grado di tollerare a lungo la separazione dalla mamma; il fatto di non vederla per lungo tempo diventa fonte di angoscia perché teme che non tornerà più. Col passare del tempo il bambino impara che le cose che escono dal suo campo visivo non sono irrimediabilmente perse come crede, possono tornare e continuare a fornire lo stesso conforto di prima…mamma inclusa! per poter tollerare meglio il periodo di tempo che lo separa dal nuovo abbraccio della mamma, molti bambini (non tutti) si affezionano in modo particolarmente intenso ad un oggetto: un gioco, una bambola, una coperta, un maglioncino. Questo diventa il loro oggetto transizionale; una specie di “sostituto” toccabile, ciucciabile ed abbracciabile del legame con la mamma, il cui scopo è quello di rendere meno intollerabile la separazione…guai, quindi, a lavarli o a dimenticarli a casa quando si parte per le vacanze! Il fatto che il bambino si trovi un suo oggetto transizionale è assolutamente positivo; nel caso in cui il cucciolo sia ancora troppo piccolo per scegliersene uno da solo, potreste aiutarlo proponendogliene uno voi. Nel caso di un neonato, ad esempio, un aiuto concreto per il superamento delle lunghe ore notturne, in cui mamma e papà sono meno facilmente raggiungibili, potrebbe essere il posizionare un pupazzo o un fazzoletto nella culla; oggetto che i genitori si saranno tenuti nel lettone per un paio di notti in modo da fargli assorbire il loro odore. Sentire nel lettino il profumo di mamma e papà è estremamente confortante per i bambini più piccoli e li aiuta a rilassarsi. Nel caso di bambini più grandi che ancora non hanno scoperto il loro oggetto transizionale (alcuni bambini non ne faranno mai uso, ma non vuol dire che non vogliano bene a mamma o che abbiano qualcosa che non va), un modo per aituarli in questa impresa potrebbe essere chiedere a loro, quando vanno a letto, se c’è un gioco che quella notte potrebbe sentirsi da solo nel cestone e invitarlo a fare la nanna con lui…pian piano la scelta si ridurrà ad un oggetto ben preciso, che non avrà più bisogno di essere invitato nel lettino…ci si trasferirà definitivamente e correrà in soccorso del suo migliore amico anche nei momenti di maggiore crisi!

Sono perfettamente consapevole del fatto che questi non siano consigli risolutori, ma, come ripeto sempre, non esiste un “manuale della buona nanna”; esiste però la certezza del fatto che abbiamo a che fare con un bambino piccolo che ha bisogno del nostro aiuto e della nostra guida per poter capire, accettare e vivere serenamente un momento così complesso come la separazione per le lunghe ore notturne. Sta a noi genitori, per primi, assicurarci che il messaggio del “ora andiamo a letto” arrivi chiaro e inequivocabile al nostro bambino in modo da poter rendere questa faccenda rassicurante e, perché no, divertente. Se riusciamo a farlo sarà anche più facile isolare le notti in bianco, capirne le cause e lavorare per risolverle o, quantomeno, accettarle come episodi transitori e non viverle come battaglie.

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