E adesso giochiamo!

Questa mattina, girovagando sul web, mi sono imbattuta su un articolo di un sedicente blog per genitori in cui si spiegava molto chiaramente come determinati giochi influiscano sull’orientamento sessuale dei bambini…sono a dir poco rabbrividita per l’orrore! Come mamma e come professionista posso affermare con assoluta certezza che non esistono giochi per soli maschi o per sole femmine; figuriamoci, poi, se possono esistere giochi che vanno ad influenzare l’orientamento sessuale o la produzione ormonale dei bambini! Forse chi si dedica a pubblicare tali scemenze non ha la ben che minima idea di cosa significhi l’attività del gioco per i bambini e di come si differenzi con la crescita, permettendo ai nostri cuccioli di sperimentare e conoscere il mondo attivandolo e controllandolo autonomamente. Come genitore trovo sia bellissimo vedere l’impegno che il mio cucciolo dimostra nel giocare, le espressioni di assoluta concentrazione che riesce a produrre mentre svolge le sue attività sono veramente impareggiabili! Ovvio che da quando è nato ad oggi i suoi interessi e il suo modo di giocare siano significativamente e costantemete cambiati, andando di pari passo con la scoperta e lo sviluppo delle sue abilità; ma perché giocare è così importante? come si spiegano modi così diversi di giocare? e, soprattutto, si può davvero pensare di dividere attività solo maschili da giochi femminili?

Il gioco per i bambini

Il gioco è un modo semplice e immediato per procurarsi una sensazione di benessere e divertimento; se ci pensate bene non si finisce mai di giocare, anche noi adulti scarichiamo le nostre tensioni con una partita di calcetto, ritroviamo l’allegria scherzando e giocando con il nostro cane, e ritorniamo bambini giocando con i propri figli. Per i bambini il gioco ha un’importanza decisamente maggiore: fin dalle prime fasi della vita, il gioco è l’ occupazione principale dei nostri cuccioli, quella  attraverso cui il bambino apprende, viene stimolato e  cerca delle soluzioni di adattamento alla  realtà che lo circonda, permettendogli di incontrare e comprendere anche i più elementari principi della fisica (es. “posso spingere finché voglio, ma il quadrato non riuscirà mai ad entrare nel buco a forma di cerchio”). Il gioco riveste un ruolo fondamentale anche per lo sviluppo intellettivo: attraverso esso, infatti, vengono  stimolate  memoria, capacità attentive, concentrazione, e vengono favoriti lo sviluppo di schemi percettivi, la  capacità di confronto, e di relazione. Documentazioni di carttere internazionale affermano il diritto di gioco del bambino, che viene proclamato come bisogno vitale dell’infanzia, proprio per le implicazioni di ordine fisiologico, psichico e sociale che il giocare ha sullo sviluppo dell’intera personalità del bambino. È, infatti, dimostrato che la mancanza di attività ludica può portare anche a  gravi carenze a livello cognitivo.

Crescere giocando

Se ci si ferma ad osservare un gruppo di bambini in un parco giochi, si può facilmente notare come il modo di giocare e gli oggetti di interesse cambino significativamente con l’età. Negli anni ’40, lo psicologo infantile J. Piaget riuscì ad individuare tre principali tipologie di gioco, differenziabili in base all’età e allo sviluppo psicofisico del bambino. Vediamo quali sono:

  • Giochi senso-motori (0-1 anno): attraverso una serie di azioni quali l’afferrare, il portare alla bocca gli oggetti, l’aprire e chiudere le mani o gli occhi, il gettare via, il  dondolare, il bambino impara a controllare i suoi movimenti e a coordinare i gesti interagendo in modo significativo con l’ambiente che lo circonda. Queste attività gli permettono anche di cominciare a formularsi delle domande circa il funzionamento del mondo in cui è inserito (es. “che cosa succede se lancio la pallina? come è possibile che l’acqua del mio bagnetto scompaia nella spugna e riappaia nella ciotolina in cui la schiaccio?”) e a scoprirne le risposte agendo come protagonista. Questi giochi sono portatori di piacere e interesse, per cui il bambino tenderà a ripeterli infinite volte senza modificare nulla o sperimentando piccole varianti il cui risultato verrà accolto da gridolini di gioia e stupore.
  • Giochi simbolici (2-6 anni): in questa fase il bambino acquisisce la capacità di rappresentare tramite gesti o oggetti una situazione; si sviluppa la capacità di immaginazione e di imitazione,e i giochi preferiti sono quelli del “facciamo che io ero…”. Questi giochi permettono di ricreare una situazioni alle quali il bambino non è ancora in grado di adattarsi o dare significato; le rappresentazioni che ne nascono sono fondamentali per poter toccare con mano emozioni e  competenze che il bambino ancora non conosce a fondo di sè, osservandole e manipolandole in un mondo fantastico che ha un inizio e una fine e che risponde al 100% a tutte le regole che il bambino sentirà necessario porre, per renderlo più accessibile, più comprensibile e, decisamente, meno spaventoso della realtà che lo circonda e che rimane, per certi versi, incomprensibile. Proviamo a pensare ad un primogenito che, alla nascita del fratellino/sorellina, sviluppa un attaccamento improvviso per una bambola o un peluches, arrivando anche a definirlo “il mio bambino”. I giochi che metterà in atto, saranno imitazioni delle azioni che la mamma compie con il nuovo nato, ma anche “trattamenti speciali” riservati al compagno di giochi che può essere persino maltrattato o punito. Bambino sadico e disturbato? assolutamente no, anzi, si tratta di un bambino che ha trovato un suo modo per affrontare i sentimenti ambivalenti che la realtà gli presenta, affrontandoli e gestendoli con i suoi modi e i suoi tempi in una realtà fittizia che lui può controllare e scoprire senza esserne spaventato. Quanto sono speciali i nostri bimbi eh?
  • Giochi sociali (7-11 anni): con l’entrata nel mondo della scuola il bambino sperimenta la vita di gruppo e  si trova di fronte a determinate regole che è tenuto a rispettare. Lo spirito di competizione o di cooperazione che derivano dalle relazioni interpersonali,  portano il bambino a preferire giochi dove le regole vengono viste non più come imposizioni da accettare, ma  mezzi necessari per il buon andamento del gioco stesso. In questa fase i bambini crescono sia dal punto di vista delle capacità relazionali sia in termini di concentrazione, attenzione e di autocontrollo.

Giochi e pregiudizi

Gli stereotipi legati all’identità di genere hanno portato la cultura occidentale a distinguere in modo quasi rigido attività di gioco esclusivamente maschili, da attività femminili; ma chi l’ha detto che i bambini non possono giocare con le bambole e le bambine non possono scatenarsi con i soldatini? Come ho spiegato sopra, il gioco è l’attività principale che il bambino dedica ad esplorare se stesso; giocando è possibile conoscere le proprie capacità fisiche, scoprire e condividere le proprie emozioni e imparare come funziona il mondo intorno a noi. Attività fondamentali per poter crescere e diventare persone adulte, se ci pensate bene giocare è una faccenda decisamente più seria persino delle attività lavorative di noi adulti!!! Allora, perché “sabotarla” con credenze e pregiudizi che non fanno altro che trasmettere ai nostri figli messaggi come “se fai così sei sbagliato” o “non sei come io ti vorrei”? Pensate a quanto possano essere devastanti per un maschietto che ha fatto l’unico errore di interessarsi alla bambola della cuginetta o per una bambina che è attratta dalla magia di una palla che rotola su un prato!
Un maschietto che culla una bambola, le prepara la pappa, le fa fare un giro con il passeggino e, magari, la mette anche a fare la nanna non sta facendo altro che riprodurre le cose che la mamma fa con lui, capendole meglio ed esprimendo le emozioni e gli stati d’animo che lui sente quando è soggetto di quelle attenzioni. Il risultato nel tempo non sarà crescere un uomo “debole ed effemminato” (il pregiudizio più diffuso in questi casi), ma una persona consapevole delle proprie emozioni e in grado di prendersi cura degli altri, dimostrando la propria vicinanza empatica. Che tipo di uomo vorreste che fosse vostro figlio, questo o un super-macho?
Allo stesso modo, una bambina che si scatena con delle macchinine o gioca alla guerra, avrà la possibilità di esprimere e sfogare la carica aggressiva che il litigio con l’amichetta del cuore le ha lasciato; avrà anche la possibilità di sperimentare la propria fisicità confrontandosi con i limiti propri e dei “rivali”. Il risultato sarà, probabilmente, una donna consapevole della propria forza e per nulla spaventata dalle sfide della vita quotidiana o dal relazionarsi serenamente in ambienti competitivi come l’attuale mondo del lavoro.

Per concludere, vorrei raccontarvi lo scambio di opinioni che ho avuto qualche giorno fa con una bimba che, al parco giochi, cercava di impedire a mio figlio di giocare con lei al gioco della pappa, perchè “cucinare è cosa da donne”. Se ci fermassimo a pensare a quello che succede nel mondo reale, noteremmo che esistono papà che cucinano (sicuramente che mangiano) o fanno le pulizioe e mamme che guidano le macchine o che giocano con i computer; non è quindi vero che certe cose le possono fare solo le femmine o solo i maschi! Questa mia argomentazione ha pienamente convinto la bambina del parchetto che, dopo averci pensato un po’ su, ha concluso che, in effetti, anche il suo papà cucinava la pasta col pomodoro e questo l’ha portata a coinvolgere mio figlio nella sua attività culinaria di altissimo livello. Riuscirà a convincere anche voi?

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